Yves e Marrakech, una storia senza fine

Yves e Marrakech, una storia senza fine. Lo stilista francese rimase folgorato dalla città marocchina nel 1966, dove trascorse gli anni più intensi della sua vita insieme al suo compagno Pierre Bergé. È stato quest’ultimo a dedicargli un museo realizzato accanto alla Maison Majorelle, il loro giardino segreto diventato poi uno dei simboli del Paese. Una storia meravigliosa, raccontata sul numero nove di ‘O Magazine da Maddalena Labricciosa.

Una giornata di ottobre. Un pellegrinaggio romantico, mistico sulle tracce di Yves. Un santuario della moda proprio qui, in una parte di Africa dove l’altra Africa sembra lontana e quasi estranea, per celebrare una leggenda della moda del ‘900: Yves Mathieu Saint-Laurent, francese, nato a Orano, Algeria, nel 1936.

Folgorato a trent’anni dalla “ville d’ocre”, come accade per un colpo di fulmine unico di una storia d’amore durata quarant’anni. Qui, nel vento ancora caldo del primo autunno, nell’audacia dei colori dei caftani rosa, blu, viola, verdi, nel sapore odoroso dei quadri brulicanti delle voci di piazza El Fna o negli esotici giardini del Mamounia, dove gli stucchi moreschi si sono oggi convertiti alla ricca clientela dei “capitani del Golfo”, tutto è come pervaso dal fantasma di quell’incontro del 1966, una storia senza fine: Yves e Marrakech. Marrakech è Yves.

I colori della luce, l’intensità, la violenza degli sguardi decisivi, l’ardore di chi crea, forza ed armonia, a Marrakech come a casa. «Questa cultura è diventata mia, non mi basta averla assorbita, l’ho presa, l’ho adottata», diceva così.

La prima casa, Dar-el Hanch, o Maison du Serpent, a cui seguono Dar-er Saada e poi Villa Oasis, le feste, la leggerezza, la libertà. Ricordi di muri che sussurrano nomi: Talita Getty, Bill Willis, Bianca Jagger, Fernando Sanchez, Andy Warhol, Catherine Deneuve e le sue muse inseparabili LouLou De la Falaise e Betty Catroux. Una passione marocchina. «Les anneés de Marrakech», i ricordi lontani che non possono che restare eterni.

È il racconto di quella passione insolente, di scoperte ardite, ed è qui che vive, respira e riposa l’anima del grande couturier insieme al suo compagno per sempre: Pierre Bergé.

È stato Pierre a dedicargli un suo museo e fu deciso da lui, che fosse proprio accanto al magnifico blu della Maison Majorelle, il loro giardino diventato uno dei simboli del Marocco.

«Un’oasi in cui i colori di Matisse si mescolano a quelli della natura», una passerella per una collezione di piante, cactus, ninfee, cipressi, cocco, felci, agavi e bouganvilles. Più di trecento le specie, insieme a tutti i colori dei fiori, regina indiscussa la rosa. Un gioco di tinte forti, nei muri del giardino impressionista di casa, dove dominano il giallo e l’indimenticabile blu.

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2019-01-03T11:36:10+00:00

Redazione

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