Voci del Mississippi

Voci del Mississippi. Canzoni, testi, pensieri. Un magico cofanetto di William Ferris, cultore e studioso degli Stati del Sud degli Usa, il Dixie, rivela una vita intera trascorsa ad ascoltare le liriche di scrittori e di cantanti blues e gospel.

Cantastorie la cui somma suona come un coro che fa girare la testa. A raccontarcelo, sul numero sei di ‘O Magazine, è Seba Pezzani.

«Mi presentai davanti alla baracca di legno che mi era stata indicata come la dimora di Mississippi Fred McDowell, nel cuore della piantagione. Di Fred, nessuna traccia. In compenso, intorno alla catapecchia si era radunata una piccola folla di bifolchi bianchi, con tanto di cappello a tesa larga, un fucile e un’aria per nulla amichevole.

Erano in larga parte seduti sul pianale dei loro pickup e mi guardarono malissimo, come se fosse loro prerogativa esclusiva spingersi nella zona della piantagione destinata ai miseri alloggi dei braccianti neri. Ero bianco come loro, anche se non avevo il cappello e il fucile. Chiesi di Fred McDowell e, stavolta, mi guardarono ancor più strano. “Cosa diavolo vuole questo hippie da un bracciante nero?”, dovevano aver pensato. Senza perdersi in ciance, uno di loro lanciò dei sassi sul tetto di lamiera e, finalmente, la porta della baracca si aprì e ne uscì Fred. Era visibilmente intimidito, ma mi fece ugualmente entrare.

Per qualche motivo, quei buontemponi se ne andarono. Fred era molto diffidente, ma fu la curiosità dei suoi giovani figli a rompere il ghiaccio. Andò a finire che si sciolse e si lasciò andare, suonandomi un pezzo con la sua splendida slide. Dormii sul suo divano e condivisi con lui e la sua famiglia la umile colazione del mattino dopo. Prima che me ne andassi, si fece serio e mi disse, con malcelato orgoglio: “Da oggi, puoi venire a trovarmi quando vuoi. Però, ricordati: stavolta vieni direttamente a casa mia e non chiedere informazioni ad altri. Questa è la mia casa, non di quella gente che hai visto lì fuori”».

Con questo racconto, peraltro scandito dalla musicalità e dalla bonomia che spesso si incontrano nel Sud degli Stati Uniti, il professor William Ferris conquistò anche me, otto anni fa, durante un suo viaggio in Italia. Nativo di Vicksburg, Mississippi, teatro di scontri sanguinosi durante la guerra civile, Ferris mostrò fin da giovanissimo un interesse e una passione per la cultura degli afroamericani che, nei tardi anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta, gli valse l’appellativo di strambo tra certi benpensanti razzisti delle sue parti e rischiò pure di creargli problemi seri, in un periodo e in uno stato in cui frequentare la comunità dei neri era un atto di ribellione se non una vera e propria follia.

Da allora, Ferris non ha mai smesso di farlo, diventando una vera e propria autorità in storia e folklore del Sud, materia che ha insegnato in prestigiosi atenei come la Ole Miss (University of Mississippi), Yale e, per finire, la University of North Carolina…

Il resto sul numero sei di ‘O Magazine.

2018-10-05T11:15:39+00:00

Redazione

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