Lasciate tutto e seguiteci. The Edge posta su Instagram una foto in cui è facile vedere un Cristo. Gli U2 non hanno mai fatto mistero di essere credenti, anche se non è chiara la loro confessione. Combattono fame nel mondo e ingiustizie sociali, anche se tanti li considerano capitalisti senza scrupoli. Una cosa, forse, non gli si perdona, quella di esprimere insieme valori cristiani e liberali.

Una storia incredibile quella della foto e della band, raccontata sul numero otto di ‘O Magazine da Alessandro Gnocchi.

“La foto postata su Instagram da The Edge, chitarrista degli U2, contiene una storia. È facile vedere nella immagine un Cristo in croce. Gli U2 non hanno mai fatto mistero di essere credenti, anche se non è chiaro a quale confessione appartengano. Senz’altro appartengono a una confraternita rigorosa. All’inizio degli anni Ottanta Bono, The Edge e il batterista Larry Mullen si definivano cristiani rinati e facevano parte di un gruppo di lettura della Bibbia piuttosto radicale. La fede non era sbandierata ma neppure nascosta: basta il titolo del primo successo, I Will Follow. È la carta d’identità degli U2, l’unico brano che la band irlandese ha sempre eseguito dal vivo. La canzone ha avuto interpretazioni diverse ma non c’è dubbio che in ogni caso alluda alla grazia divina: «ero perduto, sono stato trovato». I Will Follow, cioè Io ti seguirò, richiama l’evangelico «lasciate tutto e seguitemi».

Gli U2 hanno scelto la strada più difficile per arrivare al successo. Non era facile per una band irlandese, cristiana e amica del libero mercato sfondare nell’ambiente londinese del rock fine anni ‘70. Senza fare polemiche, gli U2 indicavano un cammino alternativo alla ribellione obbligatoria (che ossimoro…) per essere accettati. Inoltre un dublinese agli occhi della schizzinosa stampa londinese era soltanto un provinciale. Che impressione poteva fare una band imbevuta di Bibbia in mezzo a un branco di nichilisti della domenica? Era un autentico gesto di sfida, ripagato dalla stampa britannica con abbondanti dosi di sarcasmo. C’è altro. Bill Graham e altri cronisti irlandesi che videro passare gli U2 dalle cantine agli stadi sono concordi: Bono è certamente un abile manipolatore, come chiunque sia stato al vertice per decenni, ma fin da giovane era animato da spirito missionario. Si chiedeva: se il rock non può cambiare il mondo perché fare rock? Era una domanda sincera, che portò quasi allo scioglimento degli U2 in coincidenza con l’uscita del secondo album, October (1981). Il successo, lungi dall’essere demonizzato, è sempre stato cercato, ma alle condizioni della band: avere il controllo sul lato artistico e potere quindi lanciare certi messaggi. A Neil McCormick, ex compagno di scuola e ora giornalista, Bono ha spiegato la sua decisione: «Se c’è un Dio e se Gesù Cristo è morto sulla croce e se c’è qualcosa di valido in quello che dice, dovrebbe venire fuori nella nostra vita. Non siamo puritani. Non stiamo dicendo che questo è il modo giusto e tu ti sbagli. Ma se la gente viene da me e mi dice “Ho delle domande”, sono disponibile a condividere la mia esperienza». Bono era ben consapevole di cosa avrebbe dovuto affrontare: «Quando diventi cristiano cominci una battaglia. Non ci crederesti se ti dicessi le pressioni che abbiamo addosso a causa di quello in cui crediamo e della nostra posizione sulla scena. Intendo pressioni spirituali»…”.

Perché perdersi il finale di questa storia? Sul numero otto di ‘O Magazine.

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