Ti invito a cena. Ci sono grilli e ceci. Il cibo nel futuro e il futuro nel cibo. Nel 2050 la popolazione mondiale oltrepasserà quota 9 miliardi e per soddisfare la richiesta di nutrimento si dovrà ricorrere a soluzioni alternative alla poco sostenibile produzione intensiva di carne. Una risposta possibile, incoraggiata anche dalla FAO, potrebbe arrivare dai “novel food” e in particolare dalla produzione e dal consumo di insetti, ricchissimi di micronutrienti.

L’antropologa Elisabetta Dall’O ci racconta tutto sul numero otto di ‘O Magazine.

“Benvenuti nell’Antropocene, l’era geologica in cui viviamo, mangiamo, consumiamo, produciamo, scriviamo, da almeno due secoli a questa parte, e che ci vede come il principale agente di impatto sul nostro pianeta. A partire dalla Rivoluzione Industriale qualcosa ci è sfuggito di mano – qualcosa come interessi economici, petrolio, produzione di energia, industria alimentare, rapporto con l’ambiente; abbiamo letteralmente “consumato” la Terra, “divorato” i polmoni verdi e le foreste secolari, immesso anidride carbonica e gas di ogni sorta nell’atmosfera, riempito di plastica i mari e raso al suolo gli habitat di molte specie colpevoli solo di essere sulla strada di quello che la nostra civiltà occidentale ha etichettato come “progresso”. Abbiamo, è il caso di dirlo, fatto i conti senza l’oste ed ora ci ritroviamo a dover pagare, con gli interessi, un conto molto salato in termini umani ed ecologici. Già, perché parafrasando il poeta Mark Strand «il futuro non è più quello di una volta» e le amministrazioni pubbliche, la politica, la società, il mondo dell’economia e quello della cultura sono chiamati ad agire per scongiurare un disastro che sembra oramai a portata di mano.

Il futuro della Terra e dei suoi abitanti è in stretta relazione con le nostre mode di consumo; tra tutte, le scelte alimentari potrebbero avere un ruolo decisivo nell’arginare – o al contrario nell’amplificare – fenomeni come il surriscaldamento globale e l’emissione di gas serra nell’atmosfera. La crescita demografica, l’urbanizzazione, e l’emergere delle classi medie, stanno incrementando la domanda mondiale di cibo, e in particolare quella di proteine di origine animale. Come ha notato l’antropologo francese Marc Augé «anche se non viene detto in maniera esplicita, la demografia è al centro delle preoccupazioni dell’ecologia». Nel 2050 la popolazione mondiale oltrepasserà quota 9 miliardi e per soddisfare la richiesta di cibo occorrerà ricorrere a soluzioni alternative alla – poco sostenibile – produzione intensiva di carne. Naturalmente non esiste una “ricetta” buona, valida, in termini assoluti, ma la direzione da prendere dovrà certamente puntare alla riduzione del consumo di suolo e di risorse idriche, e al rispetto degli ecosistemi. Una risposta possibile, incoraggiata anche dalla FAO, potrebbe arrivare dai “novel food” – espressione con cui si designano tutti quei prodotti alimentari che non fanno parte della tradizione europea -, e in particolare dalla produzione e dal consumo di insetti, ricchissimi di micronutrienti (proteine, vitamine, minerali e aminoacidi), e a impatto ambientale zero. Si pensi che il coefficiente di conversione alimentare, quello che stabilisce quanti kg di mangime servono per produrre 1 chilo di carne è nei bovini di 10:1, mentre per gli insetti è di 1:1. Un bel vantaggio insomma! E poi oggi, per ben 2 miliardi di persone, larve, coleotteri e cavallette sono decisamente «buoni da mangiare»…”.

Obiezioni? Perplessità? Tutto il resto è svelato sul numero otto di ‘O Magazine.

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