Sulla morte, Dio e altre piccole faccende

La scomparsa della trascendenza in libreria, al cinema e in ogni luogo. Abbiamo rimosso l’idea di poter morire e forse, di conseguenza, anche quella di un’entità superiore. Niente ha più senso: non lo ha la vita e neppure la coscienza della dipartita. Le religioni tramontano. Non sono capaci di tenere il passo con i tempi e anche gli intellettuali hanno abdicato alla lotta spirituale, preferendo il cinismo e il disincanto.

Enrico Macioci racconta tutto sul numero nove di ‘O Magazine.

Viviamo in un’epoca che ha rimosso l’idea della morte, e di conseguenza l’idea di Dio. Se la morte non esiste che bisogno abbiamo di Dio? Alla base della rimozione dell’idea della morte alberga l’idea (inaccettabile) che dopo la morte non ci sia null’altro che il nulla, e d’istinto il nulla (per noi occidentali) rappresenta la perfetta negazione di Dio. Abbiamo viceversa rimosso l’idea della morte perché, prima, abbiamo rimosso l’idea di Dio? Non lo so, cambia poco. L’idea della morte e l’idea di Dio si intrecciano nell’umano. L’umano è il buffo animale che cerca un senso, che chiede perché. La domanda antropica, istintiva quanto il respiro, smemorata quanto il battito cardiaco, è come una torcia che cade in un pozzo buio per illuminarne fondo e pareti. Heidegger afferma che nell’umano il senso rappresenta un esistenziale dell’essere, ovvero che attiene alla nostra natura come alla natura degli uccelli attiene il volare o alla natura dei pesci il nuotare. Siamo fatti così; presto o tardi torniamo a chiedere, a due anni, a cinquanta, a novanta: perché?

Qualunque Verità Ultima venga stabilita, ci si muove all’interno di teologie positive o negative più o meno consce. Dio si situa fuori da una spiegazione razionale – scienziati forniti delle medesime conoscenze scelgono di credere o non credere, astrofisici del medesimo ambito sono atei o credenti. La ricerca del senso, che bordeggia il concetto di Dio o vi si sovrappone, non lascia scampo. Nessuno compie un singolo gesto se non gli attribuisce un senso intrinseco. Dal lavarsi i denti la mattina appena alzati fino allo scrivere il Re Lear, scolpire il David o progettare un razzo per andare sulla luna, tutto ciò che compiamo lo compiamo percependo che abbia un senso.

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2019-01-03T12:18:51+00:00

Redazione

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