Siamo solo hikikomori. Cosa spinge centomila ragazzi, solo in Italia, a chiudersi nella propria camera da letto mettendosi in disparte tra depressione e assuefazioni da videogames?

Oggi c’è solo il ricordo dei lucenti anni Ottanta e il pensiero ricorrente che non sia più così. Troppi giovani non vedono la terra ferma, si bloccano e cadono. Non percepiscono un futuro possibile e si allontanano dal mondo. Ecco a voi la generazione che vive nascosta. A raccontarla, sul numero nove di ‘O Magazine, è Claudia Pompa.

Nel 1989 al Festival di Sanremo Raf si chiedeva cosa sarebbe restato di quegli anni Ottanta che con tante emozioni avevano scosso soprattutto la vita dei più giovani, e reso tutti consapevoli di aver vissuto un decennio grandioso. Trent’anni dopo, scommetto che nel 2019 nessuno si preoccuperà di cantare nostalgicamente che cosa ne sarà di questi anni Dieci.

Negli anni Ottanta io non ero nata, ma dall’immagine che mi giunge pare che qualsiasi elemento costitutivo di trent’anni fa sia stato più o meno coscientemente abbattuto per essere sostituito da una copia neanche lontanamente altrettanto affascinante o iconica: dalle figure politiche e dalle dinamiche internazionali fino alla moda e alla musica, sembra che fosse tutto una gran figata. Mi piace pensare che, se si conducessero studi seri a riguardo, si scoprirebbe che ogni mattina gli uomini al loro risveglio dovevano inforcare il pettine e vedersela con una voluminosa chioma di capelli ribelli, e che il fenomeno della stempiatura a vent’anni si è affacciato agli specchi dei bagni con l’inizio del terzo millennio.

Il morale adesso pare generalmente basso, e a risentirne di più siamo noi giovani di questi anni Dieci. Non solo siamo arrivati a festa finita, ma ci siamo pure presentati giusto in tempo per la retata che l’ha fatta chiudere, piombando in un mare di guai: c’è chi a larghe bracciate tenta di uscirne, chi sta a galla, e infine chi, non vedendo la terra ferma, si blocca e va giù. Mentre i primi due tipi sono legati a questioni produttive concernenti il mero lifestyle, la terza categoria è composta da differenti disagi. Tra i ben più noti disturbi depressivi e alimentari, gli hikikomori costituiscono un “nuovo” gruppo in crescita esponenziale e di cui ancora non si parla quanto si dovrebbe.

“Nuovo” è fra virgolette, perché gli hikikomori sono nati ed esplosi negli anni Ottanta in Giappone: “hikikomori” significa “stare in disparte”, e così viene definito chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni) e rinchiudersi nella propria camera da letto, troncando i contatti con il mondo esterno. I soggetti in esame sono tendenzialmente giovani dai quattordici ai trent’anni, per la maggior parte di sesso maschile.

Il resto è su ‘O Magazine.

Abbonati subito!