Sì, ti rispondo. Ma solo se leggi le mie “faccine”

Sì, ti rispondo. Ma solo se leggi le mie “faccine”.

‘O Magazine è oggi in edicola con il nuovo numero e nel giorno in cui si celebra la giornata mondiale delle emoticon – il 17 luglio – esce con un pezzo a firma di Sergio Claudio Perroni in cui una curiosa intervista vede come risposte solo “faccine”.

È il linguaggio universale, quello capito da chiunque. Emoticon che ci permettono di esprimere pensieri ed emozioni senza dover per forza far ricorso alle parole. Facile, espressivo, comprensibile.

Un dialogo semiserio quello di Perroni. Ovvero, come sopravvivere ad una conversazione virtuale in cui la risposta non è mai scontata. Figuriamoci banale. Disegnini, volti sorridenti, arrabbiati o attoniti, bottiglie di spumante, bandierine e gesti proibiti. È proprio così. A volte per rispondere basta un’espressione. L’importante è che chi legge abbia l’immediata percezione di quello di cui si sta parlando.

È il linguaggio di oggi, eppure le prime “faccine” sono nate nel lontano  diciassettesimo secolo. Certo all’inizio erano semplicemente dei caratteri tipografici che, messi insieme, davano vita ad un’immagine. L’esempio più evidente? Lo smile dei due punti con la parentesi chiusa, utilizzata per la prima volta da Robert Herrick per la poesia dal titolo To Fortune.

Comincia tutto da qui per poi evolversi, a partire dagli anni Novanta, nelle emoji di oggi. Celebrate, discusse, utilizzate. L’intervista di Perroni è semiseria. Ma diamine, andremo veramente verso questo?

2018-07-17T11:45:40+00:00

Redazione

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