Seminole, la tribù che non si è mai arresa

Quella dei Seminole è una tribù che non si è mai arresa. È la rivincita dell’individuo e la sua lotta per la libertà. È la storia, sono gli eroi e gli affari del popolo indiano che non ha ceduto all’esercito statunitense, fino a conquistare traguardi mai raggiunti prima da nessun nativo.

A raccontare questa storia, sul numero 6 di ‘O Magazine, è Giovanni F. Accolla.

La loro casa è nel sud della Florida ed è qui che godono dello status di nazione sovrana nel sistema federale americano. E poi c’è una curiosità. Sono i Seminole ad aver comprato, nel 2007, la catena dell’Hard Rock Cafè, che conta centoventiquattro locali in tutto il mondo ed è un marchio riconoscibile ovunque.

“L’autonomia dei Seminole fu di fatto riconosciuta dagli Stati Uniti d’America nel 1923 con la costituzione in riserva dei territori occupati dalla nazione. Per l’unica tribù che non si arrese all’esercito statunitense, non fu certo abbastanza: i Seminole raggiunsero nel 1957 un accordo formale con il governo degli Stati Uniti in cui fu confermata la loro sovranità sui territori tribali, venne definito un indennizzo per le terre confiscate e conferite a quelle di appartenenza lo status di no-tax area.

La rinascita del popolo Seminole negli anni Cinquanta – scrive Giovanni Accolla su ‘O Magazine – vede tra protagonisti una giovane donna, Mae Tiger, una meticcia con padre bianco che scoprendo sulla sua pelle (è proprio il caso di dirlo) che i college della Florida non consentivano l’accesso ai pellirosse, si immolò in un’autentica rivoluzione culturale ed economica e diventando, in seguito, oltre che una nota pubblicista, presidente dell’auto costituito governo della Nazione Seminole.

Negli anni Settanta, un altro meticcio, James Billie, tornato dal Vietnam dove aveva fatto parte delle forze speciali in una compagnia tutta di Seminole che combatteva nelle paludi, dietro le linee vietcong, diede il suo fondamentale apporto all’emancipazione del suo popolo, divenendo, nel tempo, uno dei leader indiscussi del suo popolo. Billie, al suo ritorno dalla guerra, trovò nei territori indiani un clima a dir poco disastroso: erano gli anni in cui tutto il Sud della Florida era angariato dalle scorribande dei narcotrafficanti colombiani e messicani, che la utilizzavano come comoda base per i loro commerci.

Il giovane marine riorganizzò la vecchia compagnia di militari con la quale aveva combattuto in Vietnam, arruolò in aggiunta qualche cacciatore esperto e, nel solo spazio di una note, a seguito di una serie scontri violentissimi, non solo cacciò i narcotrafficanti, ma sequestrò loro armi, aerei, motoscafi, auto e blindati.

Questo gruppo di “liberatori” subito dopo creò il corpo di Polizia Seminole. Lo Stato della Florida osteggiò questa organizzazione, ma a seguito di una complessa causa legale, nel 1996, proprio mentre Billie era in carica come presidente del Consiglio della tribù, dovette riconoscere ai Seminole lo status di nazione indipendente non soggetta alle leggi dello Stato.

Agli inizi del nuovo secolo, gli indiani d’America sbarcarono in Gran Bretagna: sembra la storia scritta al contrario, una nemesi piena di ironia, ma è solo business. L’accordo con il quale la tribù dei Seminole della Florida acquistò dalla britannica Rank Group la catena Hard Rock Café, si sugellò con la notevole cifra di 965 milioni di dollari”.

Il resto sul numero 6 di ‘O Magazine.

2018-09-11T11:15:58+00:00

Redazione

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