S.O.S. Terra, siamo in troppi

Sos Terra. Siamo in troppi.

La popolazione del nostro pianeta è aumentata negli ultimi cinquant’anni più che nei precedenti cinquemila. Entro il 2050 raggiungerà quasi i dieci miliardi di abitanti, ma il mondo non è progettato per questo sovraffollamento. Ecco a cosa servono le tecnologie del futuro. A migliorare la qualità della vita e a ridurre gli squilibri tra Nord e Sud

A parlarne, sul numero sei di ‘O Magazine, è Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Leggiamolo integralmente sul nostro blog.

La popolazione mondiale, secondo le previsioni delle Nazioni Unite, raggiungerà entro il 2050 circa 10 miliardi di persone e si assisterà ad una progressiva divergenza degli standard di vita nelle diverse aree del pianeta. I Paesi più avanzati si troveranno ad affrontare numerose sfide, quali: la creazione di un nuovo welfare per il sostegno alla terza e la quarta età, una forza lavoro ridotta a causa del crescente numero di pensionati e una crescita economica sostenibile. D’altro canto i Paesi in via di sviluppo dovranno fronteggiare altre problematiche altrettanto complesse quali la crescita esponenziale delle loro economie e la necessità di nuove infrastrutture, bilanciando sostenibilità e sviluppo del sistema produttivo.

Nei prossimi decenni scienza, tecnologia e istruzione svolgeranno un ruolo cruciale nel conseguire uno sviluppo globale più sostenibile ed equilibrato. Le tecnologie future dovranno migliorare sia la produzione industriale che la qualità della vita, riducendo le disparità tra i Paesi. La robotica, ad esempio, dovrebbe essere vista non solo come un valido strumento per aumentare la produttività, ma anche come un modo per migliorare i processi (riducendo i consumi d’acqua e di energia e le emissioni di anidride carbonica). Allo stesso modo, l’uso della genomica per la medicina personalizzata apre nuove prospettive non solo per migliorare la salute dei cittadini nei paesi ricchi, ma anche per disporre di una tecnologia a basso costo e disponibile per chiunque anche nei paesi meno sviluppati. Complessivamente le tecnologie che oggi si sviluppano devono essere disegnate sui bisogni dell’uomo del prossimo futuro, nell’ottica della “long life” e di un pianeta dalle risorse limitate che dovrà ospitarci ancora per lungo tempo.

Negli ultimi cinquant’anni la popolazione del nostro pianeta è aumentata più che nei precedenti 5000. Uno studio delle Nazioni Unite stima che entro il 2050 raggiungerà quasi i 10 miliardi di abitanti. Il nostro pianeta non è progettato per questo sovraffollamento: abbiamo antropizzato quasi il 12% della superficie terrestre e di questo passo presto arriveremo al limite invalicabile del 15% oltre il quale la Terra non basterà a produrre cibo, fornire pascoli e mantenere le filiere alimentari necessarie all’umanità. Se consideriamo che al momento il pianeta ospita già circa 7 miliardi di abitanti, appare evidente che nei prossimi decenni il benessere sostenibile in un mondo in rapido cambiamento sarà una delle sfide più grandi da affrontare per le società avanzate, e non solo per loro.

Nell’ambito di un incremento così marcato rispetto al passato sono almeno due i fenomeni da considerare con grande attenzione: da un lato, l’allungamento della vita media riscontrabile nella maggior parte dei Paesi sviluppati come Stati Uniti, Giappone, Europa, Australia, determinato dal miglioramento delle tecnologie in campo medico e dallo sviluppo economico e culturale generale; dall’altro lato, la crescita demografica dei Paesi meno sviluppati, responsabili quasi per intero dell’aumento della popolazione mondiale tra 2015 e 2050 (dall’83% a quasi l’87% del totale). In questo secondo gruppo di Paesi, in particolare africani, l’aspettativa di vita media è attesa comunque crescere (attualmente è di circa 60 anni) e il tenore di vita generale è equiparabile a quello degli altri Paesi di qualche decennio fa.

La disparità tra aree del mondo anche geograficamente non distanti tra loro è dovuta a numerosi fattori storici, politici, economici, culturali. Ma c’è anche un aspetto cruciale che non possiamo trascurare. Dove ci sono acqua e produzione e consumo di energia (disponibilità di acqua e produzione di energia sono correlate) si vive di più: ci sono cibo, terapie e prevenzione, tutto quel che serve per vivere più a lungo. Dove acqua ed energia sono scarse le aspettative di vita sono più basse.

Osservando un’immagine satellitare notturna dei nostri continenti è possibile osservare come l’utilizzo di energia si concentri in una piccola parte del territorio mondiale (circa il 20%).

La stessa concentrazione la si può osservare anche quando valutiamo la distribuzione delle risorse idriche del nostro pianeta. Lo squilibrio tra le diverse aree del mondo è evidente. Interi continenti sono privi di acqua e questa risorsa si trova in abbondanza solo in alcune aree.

Entrambe queste visioni d’insieme si correlano anche con l’aspettativa di vita media e con l’indice di sviluppo umano, il parametro con un valore compreso tra 0 e 1, che viene calcolato tenendo in considerazione per ogni paese gli anni di scolarizzazione, il Prodotto Interno Lordo (Pil) pro-capite e l’aspettativa di vita. Secondo uno studio sui conflitti in corso nel mondo elaborato dalla rivista di geopolitica Limes, nel mondo emerge che le zone geografiche in cui si osserva un indice di sviluppo umano inferiore a 0,5 sono anche quelle in cui si concentra la maggior parte dei conflitti. Inoltre, è proprio da queste aree che partono gli imponenti flussi migratori che preoccupano le nazioni più ricche. Una sorta di termodinamica sociale, in cui gli esseri umani migrano verso Paesi meno “incandescenti”, esattamente come in natura le molecole di un fluido tendono a muoversi da una zona calda a una più fredda per riequilibrare la temperatura media globale.

In un mondo in cui il 20% della popolazione utilizza l’80% delle risorse disponibili, le speranze di un futuro più sostenibile sono molto legate anche alla capacità di realizzare tecnologie che consentano di cambiare il modello di utilizzo di quelle risorse, di preservare l’ambiente in cui viviamo e soprattutto di ridurre le differenze fra Paesi benestanti e Paesi poveri.

A questa disparità corrisponde anche un diverso approccio dei governi. Dove quel 20% della popolazione ha accesso a più risorse e strumenti (tecnologici e formativi), si discute del potenziale impatto delle tecnologie e dell’allungamento della vita media sul lavoro, sulla crescita del Pil del Paese e sugli attuali e futuri bisogni del welfare, perché il vero problema è quello di garantire un sano invecchiamento. Per il restante 80% del pianeta, la vecchiaia non è un problema perché di solito non la si raggiunge: qui la questione cruciale è crescere a tappe forzate e come assicurare almeno un minimo di welfare.

In questo scenario globale la tecnologia, la scienza e l’educazione giocheranno un ruolo fondamentale nei prossimi decenni nel creare le condizioni per uno sviluppo globale più equilibrato e sostenibile. Le tecnologie del futuro dovranno migliorare la produzione industriale e la qualità della vita e, nel contempo, ridurre gli squilibri tra il Nord e il Sud del mondo.

2018-10-09T11:18:15+00:00

Redazione

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