Questo è un paese per visionari. Lo skyline di New York, con le sue vette e i suoi miracoli quotidiani, ospita la Boston Consulting Group. È un’azienda che ruba il futuro a Dio, o almeno ci prova. Qui si concentra tutta la bellezza di Manhattan colma di ambizione, potenza e ricchezza. Qui si fa consulenza da quando questo mestiere non era di moda, dagli anni Sessanta. Qui si pensa. E si cerca di dare risposte a domande non ancora formulate dagli uomini. Qui si respira l’odore di antichi esploratori e della loro frontiera pazza di oro.

Ci racconta tutto, sul numero otto di ‘O Magazine, Francesco Maria Del Vigo, vicedirettore de Il Giornale.

“Il futuro esiste. È già qui. Tra di noi, anche se non ce ne accorgiamo. Anche se non sappiamo distinguerlo, anche se non riusciamo a capire dietro quale faccia abbia deciso di acquattarsi. New York, giorni d’autunno, sopra i grattacieli le nuvole sembrano correre velocissime come in un time-lapse, mentre l’Hudson immoto, divide la grande Mela dal New Jersey. Sotto le infinite vetrate del 45esimo piano della sede della Boston Consulting Group si muove un formicaio di esseri umani. Piccoli insetti che rincorrono un pezzetto del loro futuro. Tutt’attorno è un via vai di camion e operai, le macchine impastano il cemento, le gru vanno su e giù a ritmo scandito. Giganteschi scheletri di acciaio si alzano sprezzanti da terra fino al cielo. Non solo per grattarlo ma quasi per sfidarlo, questi molossi di vetro e cemento. Quasi per rompere le scatole a Dio, dicendogli «guarda fin dove siamo arrivati noi esseri in carne, ossa e dollari». Esseri molto umani e poco divini. Manhattan è un’esibizione di potere e ricchezza. Un sogno di arroganza. Qui l’Occidente ha fatto quello che la vecchia Europa non ha avuto l’ardire di fare: mostrarsi in tutta la sua straordinaria potenza. E ora che dall’altra parte dell’oceano, nelle mille Shanghai d’Oriente, i grattacieli sbucano come funghi e con l’incoscienza di chi sa di essere alla giusta fermata della storia, New York rischia di essere il museo a cielo aperto di un radioso futuro che ci siamo appena lasciati alle spalle. Rischia. Perché qui, nella zona ovest di Midtown, dove prima si riposavano stanche le carrozze vagabonde dei treni, ora nascono grattacieli uno dopo l’altro. A ritmo febbrile. È il nuovo cuore tecnologico della capitale delle capitali, un po’ figlio di Wall Street e della Silicon Valley, un po’ Gordon Gekko e un po’ Steve Jobs…”

Tutto il resto sul numero otto di ‘O Magazine. Da non perdere.

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