Quel che resta di Carmelo Bene

Sedici anni fa la scomparsa di Carmelo Bene, grande attore, artista eclettico e “demolitore” del teatro. Da allora solo una disgregazione. Nessun museo o mausoleo, che invece era stato inizialmente ipotizzato. Tutto inghiottito da una burocrazia e da fastidiose beghe legali.

Sul numero di luglio di ‘O Magazine Gianmarco Aimi intervista Raffaella Baracchi, moglie di Carmelo Bene e madre della sua unica figlia.

«L’ultimo paradosso che riguarda C.B. è il museo a lui dedicato a Otranto, che avrebbe dovuto sorgere nell’ex convento dei Cappuccini dove, a quattro anni dall’annuncio, ancora non si è trovato un accordo con l’ex moglie Raffaella Baracchi e la figlia Salomè. «Siamo a buon punto con i lavori – aveva detto l’allora sindaco Luciano Cariddi, oggi è primo cittadino il fratello Pierpaolo -, sono quasi ultimati. Stiamo valutando l’offerta di vendita di alcuni cimeli e diritti da parte delle proprietarie, ma dobbiamo vedere se saremo in grado di sostenere la spesa».

Per la realizzazione erano arrivati dall’Europa 760mila euro di fondi Fesr oltre ai 100mila euro stanziati dall’amministrazione della città dei martiri. Ma la dispersione della sua memoria è un puzzle ben lungi dall’essere ricomposto.

Prima del decesso, nel 2002, Carmelo Bene dispose che la dimora otrantina in via Scupoli, così come l’intera produzione artistica, andasse alla Fondazione Immemoriale, presieduta da Piergiorgio Giacchè e che il consiglio di amministrazione fosse composto pro tempore dal sindaco di Otranto, dal presidente della Regione Puglia e dal presidente della provincia di Lecce. In questo modo, saltò a piè pari la moglie Raffaella Baracchi e lasciò all’unica figlia Salomè la casa di Roma. A Luisa Viglietti, ultima compagna per nove anni (senza nozze), legava il diritto di abitazione in via Scupoli.  Ma le ripetute assenze degli esponenti politici all’insediamento del consiglio, fecero mancare il numero legale e permisero alla Baracchi e alla figlia di impugnare il testamento come eredi legittime.

Da allora la disgregazione beniana non ha avuto freni, così come le cause legali che hanno visto contrapposte, da una parte Luisa – che vive “reclusa” in una parte della smembrata casa romana – e dall’altra Raffaella e Salomè nell’abitazione otrantina che detengono l’intera eredità, sia quella economica (all’epoca stimata in 3 milioni di euro) che culturale, rappresentata da migliaia di libri (5800 solo quelli donati a un convento), cimeli di scena e il via libera su ogni iniziativa».

Per saperne di più basta sfogliare ‘O Magazine di luglio.

2018-08-02T11:15:36+00:00

Redazione

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