Parole, parole, parole

Parole, parole, parole. Ognuna di esse ha una storia, una genesi e spesso una morte. Il più delle volte queste svaniscono per la nascita di nuovi idiomi, neologismi. Termini che vengono riciclati o inghiottiti dal tempo. Ecco una rapida esplorazione nel mondo della lingua italiana, un percorso che vale la pena raccontare per non perderla di vista e tenerla bene a mente. Mauro Vicano ce ne parla nel numero otto di ‘O Magazine.

“Le lingue, si sa, sono autentici organismi che, al pari degli esseri viventi, hanno una parabola, naturalmente su tempi lunghissimi, che prevede una nascita, una morte e una trasformazione. La nascita quasi sempre per modifica di idiomi precedenti destinati a diventare, appunto, morte, ovvero un’esistenza con continue modifiche lessicali e grammaticali determinate spesso dalla contaminazione con altre lingue e infine la trasformazione in una nuova lingua che percorrerà la stessa parabola.

Sono osservazioni e considerazioni ovvie, quasi banali (a proposito, approfitto per chiedere scusa in anticipo per le altre ovvietà ed imprecisioni che saranno contenute in questo testo che peraltro non ha alcuna pretesa di scientificità, ma che vuole essere poco più di un gioco) ma che servono ad introdurre la presentazione di questo vocabolario, anzi dizionario, delle parole morte.

Perché, ovviamente, le lingue sono formate da parole che hanno, a loro volta, un’esistenza autonoma che prevede anche in questo caso una nascita ed una morte. In genere una parola muore o diventa desueta (a pensarci bene questa è essa stessa una parola desueta) quando indica o un oggetto che non si usa più, tipo orinale o musicassetta, oppure un atteggiamento, un sentimento o un comportamento non più praticato e noi ci occuperemo, tra il serio ed il faceto (!) soprattutto di queste. Rigorosamente non in ordine alfabetico.

«Le mie parole sono sassi, precisi aguzzi e pronti da scagliare…», dice Samuele Bersani nella sua bella canzone e Michele Apicella/Nanni Moretti grida in Palombella Rossa: «Le parole sono importanti! Chi parla male pensa male!» e, in effetti, c’è da preoccuparsi quando una parola che esprime un concetto importante perde forza o addirittura muore.

Prendiamo la parola “competenza”. Non solo non è più richiesta in nessun campo, ma spesso è considerata un ostacolo e un impiccio, tanto che molti laureati omettono di citare nel loro curriculum il titolo di studio per non rischiare di essere considerati troppo competenti in qualche cosa. D’altra parte, se Moro e Fanfani, per non parlare di Spadolini, Carli, Amato etc, erano docenti universitari di ruolo in giovane età o comunque stimati professionisti, qual è la competenza di molti esponenti della classe politica attuale? Probabilmente solo quella di saper gestire una comparsata in un talk show dove vince chi la spara più grossa. Magari contro coloro che, avendone di competenza, si permettono di far notare che i numeri devono quadrare, soprattutto nelle manovre economiche facendoli passare perciò per nemici della felicità del popolo. Siamo arrivati al punto che chiunque, che nella vita si occupa di tutt’altro, si permette di confutare le tesi di scienziati di fama internazionale sulle materie a cui hanno dedicato una vita di studi. (vedi “autorevolezza”)…”.

Per conoscere le altre basta leggere il numero otto di ‘O Magazine.

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2018-11-28T12:18:59+00:00

Redazione

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