Noi Babbani pazzi per Harry Potter

Vent’anni fa il primo romanzo di J.K. Rowling sul maghetto e la scuola di Hogwarts, con i libri della saga che nel mondo hanno venduto 450 milioni di copie. È cominciato tutto da una scrittrice sconosciuta e da una bimba, Alice, che ha convinto suo padre a pubblicare il manoscritto perché voleva leggere il seguito della storia.

A raccontarci tutto, sul numero 06 di ‘O Magazine, è Eleonora Barbieri, “innamorata” del maghetto più famoso del mondo.

“Certo, c’è ancora qualcuno che ridacchia. «Harry Poootteeer???». Sottintende: ma come, leggi quel libro per bambini?; perdi tempo con una saga, qualcosa che non è neanche letteratura?

Costoro, che snobbano il maghetto, sono chiaramente Babbani. Un poco ottusi, in questo almeno, ma ci può anche stare: se i libri della saga hanno venduto 450 milioni di copie, e al mondo siamo sette miliardi e quattrocento milioni, significa che una persona su quindici (più o meno) lo ha comprato. Poi lo avrà anche prestato, in famiglia per esempio, ai fratelli e alle sorelle, alla mamma, alla nonna; insomma i lettori saranno ancora di più: se non ci fosse qualche voce critica, si sfiorerebbero le percentuali di voto nelle dittature…

I Babbani troverebbero anche sé stessi, se solo sfogliassero, per dire, il primo libro della saga, Harry Potter e la pietra filosofale, che comincia così: «Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di affermare di essere perfettamente normali, e grazie tante». Si capisce che nell’ambiente dei maghi essere “perfettamente normali” sia difficile. A qualcuno quella frase può aprire un mondo. Per esempio Steve Kloves, sceneggiatore e regista che ha adattato i sette romanzi della serie al cinema, e che ancora ricorda quando aprì la busta contenente la sinossi di un libro “dal titolo fantasioso”, scritto da una signora che non aveva mai sentito nominare, che spiegava semplicemente: “un ragazzino alla scuola dei maghi”. Poi Kloves andò in libreria, cercò lo “smilzo volumetto” (parole sue), lo aprì e lesse quella prima frase: «Mi fermai. Battei le palpebre. La rilessi. Chiusi il libro, pagai e cinque minuti dopo, in ufficio, rilessi la frase per la terza volta. Continuai a leggere per tutta la pausa pranzo e per tutto il pomeriggio, interrompendomi una sola volta, dopo una trentina di pagine circa, per chiamare il mio agente». E grazie tante”.

Tutta la storia, con aneddoti, curiosità e tanto altro, sul numero 06 di ‘O Magazine.

2018-09-11T11:31:36+00:00

Redazione

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