No tengo Dios ni patrón

No tengo Dios ni patrón. Il racconto di un viaggio ad Arica, la città del Cile dall’eterna primavera. Qui piove quasi mai e il clima è piacevole. È un luogo di passaggio e di confine. Dista una ventina di chilometri dal Perù, una terra odiata da queste parti che si porta dietro il rancore di vecchi dissapori. Qui c’è un intero quartiere con opere di Gustave Eiffel, ma qualcosa di interessante si può trovare anche all’interno di un parcheggio qualsiasi: un camper che cade a pezzi con un’enorme insegna con su scritto: senza Dio né padrone.

A raccontare Arica, sul numero otto di ‘O Magazine, è Claudio Marinaccio.

“Arica è una città nell’estremo nord del Cile chiamata la “città dell’eterna primavera” perché il clima è sempre piacevole. Non piove quasi mai e quando succede non cambia tanto, fino a qualche tempo fa sembra che le macchine non avessero neppure i tergicristalli. C’è ovunque un leggero strato di sabbia marrone proveniente dal deserto che fa sembrare tutto leggermente usurato, anche quando è nuovo. Un posto di confine a meno di una ventina di chilometri dal Perù. Per attraversarlo esistono delle auto in cui ti incastri con altre persone e – per qualche pesos – ti trasportano dall’altra parte. Tra le due nazioni non corre buon sangue: colpa della guerra del Pacifico, della paternità dell’invenzione del liquore Pisco e proprio di Arica, prima città peruviana e ora cilena. Ad Arica c’è anche la “Manzana Eiffel”, un isolato dove ci sono alcune opere dell’ingegnere e architetto francese Gustave Eiffel. Ma qualcosa di interessante si poteva trovare anche all’interno del parcheggio di un enorme negozio specializzato in edilizia, bricolage, falegnameria, giardinaggio, decorazione, illuminazione e arredo bagno. C’era un camper che cadeva a pezzi con sopra un’enorme insegna con scritto “No tengo Dios ni patrón”. Senza Dio né padrone viveva un vecchio olandese senza più capelli ma con una barba sudicia che gli scendeva timida dal mento. A chiunque volesse parlare con lui diceva sempre di non avere tempo…”.

Per finire di leggerlo basta sfogliare il numero otto di ‘O Magazine.

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2018-11-28T12:15:40+00:00

Redazione

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