Van Basten, cigno dalle caviglie di cristallo

È Xavier Jacobelli, firma storica del giornalismo sportivo italiano e direttore di Tuttosport, a raccontare la storia di Marco Van Basten, fuoriclasse olandese con la maglia del Milan. Spietato e sublime allo stesso tempo.

Su ‘O Magazine di giugno la storia incredibile ma anche triste del canto di un cigno che è durato troppo poco. Colpa di una caviglia di cristallo. E di un destino bastardo.

Dal suo arrivo al Milan – con particolari inediti – alla sua ultima partita, qui c’è la storia di un campione che ha rappresentato la mutazione artistica del centravanti.

Ho avuto la fortuna di seguire tutto il cammino milanista di Van Basten. Facevo l’inviato del Corriere dello Sport con base a Milano,

C’ero a Barcellona con i novantamila milanisti pazzi di gioia al Camp Nou; c’ero a Vienna, quando Van Basten mandò Rijkaard a prendersi la seconda Coppa dei Campioni di fila; c’ero a Marsiglia, nella notte dei lampioni spenti e dell’invereconda ritirata ordinata da Galliani su input arcoriano, come raccontò più tardi Tapie, il patron dell’Olympique. C’ero a Como, il giorno del primo scudetto berlusconiano; c’ero due settimane prima a Napoli, quando il flipper sacchiano irretì Maradona e i suoi; c’ero a Tokio, quando Marco incantò il mondo: non segnò, ma i paraguaiani dell’Olimpia Asuncion e i novantamila dello stadio Olimpico lo videro danzare, stupefatti dalla meraviglia delle sue giocate. C’ero anche ad Istanbul, quarantatreesima e mia ultima trasferta con l’Olanda, l’ultima di Marco. Marco campione d’Europa con l’Olanda nell’88 (quel gol al volo che fulminò Dassaev nella finale con l’Urss, un anno prima della liquefazione dell’impero sovietico, è uno di quelli che si segnano soltanto in Paradiso). Marco tre volte Pallone d’Oro. Marco che sta fisso nell’Olimpo, accanto a Maradona e a Pelé, prima che li raggiungessero anche Messi e Cristiano Ronaldo.

2018-07-06T12:14:27+00:00

Redazione

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