L’uomo in fuga

A parlarne, nel numero sette di ‘O Magazine, sono Vittorio Macioce e Andrea Mancia.

“Hai cinque o sei anni di tempo per trovare la tua via d’uscita. Qui stai cercando di capire da dove passa, di chi fidarti, quale mappa ridisegnare, in cosa credere, per ora non ti resta che camminare su una linea stretta ed è il tuo presente, come un funambolo, in equilibrio sulla frustrazione e la rabbia delle masse, incapace di riconoscerti nei vecchi e nuovi capi. L’unica cosa certa è che la salvezza dipende da te, dalla follia di provare ancora una volta ad immaginare il futuro. Il guaio è che da tutta una vita sposti le lancette in avanti e sei in anticipo rispetto al tempo ufficiale. Non è preveggenza. È che da ragazzo hai letto le carte di chi aveva già intravisto questa stagione, il tuo futuro prossimo. Il nome di Richard Bachman magari adesso non vi dice più di tanto. È uno che nel 1982 ha scritto The Running Man. In Italia è stato pubblicato da Urania due anni dopo, con il titolo L’uomo in fuga. Ecco, la fuga, la fuga ora è quasi indispensabile. Non c’è più tempo. Bachman ce lo aveva detto, come una premonizione, come un’allerta.

Stati Uniti d’America, anno di grazia 2025, tra poco. Ci sono troppi poveri, troppi disoccupati, analfabetismo di massa, malattie rare, incertezza, una manciata di società ha in mano immense ricchezze. I senza futuro vivono addomesticati dalla “tri-vu”, la televisione tridimensionale che 24 ore su 24 trasmette giochi, talk show e reality, la filosofia è generare divertimento grasso e volgare e mutare la frustrazione in odio verso il prossimo. L’altro è il tuo nemico. Ben Richards, 28 anni, sposato e con una figlia, vive a Co-Op City, sobborgo di Harding, e da anni è disoccupato. La moglie si prostituisce. La sua unica speranza è partecipare al programma Uomo in fuga. Il gioco è semplice e spietato. Ben verrà braccato da uno squadrone di mercenari. Ogni ora che resta in vita guadagnerà 100 dollari e se sopravvive per un mese incassa un miliardo. Tutto questo ricorda un altro racconto distopico, The Seventh Victim di Robert Sheckley. Elio Petri nel 1965 ci farà un film con Marcello Mastroianni come protagonista, solo che fa conto pari e lo battezza La decima vittima. Quel futuro è adesso. Come hanno fatto a trasformarci solo in prede o cacciatori? Una volta l’uno e una volta l’altro. Non lo sai. Ormai possiamo solo cercare una via di fuga. Ed è quello che vi stiamo raccontando. Richard Bachman è lo pseudonimo di un signore di Portland. Molti lo conoscono come Stephen King”.

Sul numero sette di ‘O Magazine, in una sezione che spazia nell’omnibus.

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2018-11-09T14:29:03+00:00

Redazione

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