L’ultima cena di Philip Roth

Lo scrittore Philip Roth è morto a 85 anni per insufficienza cardiaca. Ma resta un gigante della letteratura contemporanea americana. Tra i suoi più grandi romanzi: “Pastorale Americana” (premio Pulitzer nel 1998) e “Lamento di Portnoy”.

Quali sono gli ultimi momenti di vita del grande scrittore? Cosa si nasconde dietro le sue ultime ore passate tra noi sulla Terra? Ve lo abbiamo raccontato nel numero di luglio di ‘O Magazine.

Gli ultimi giorni sono raccontati da Nicola Manuppelli. Le fonti sono Blake Bailey e Benjamin Taylor, uno dei migliori amici di Roth. La casa newyorchese in quelle settimane era molto frequentata, anche da molte ex fiamme, alla faccia della misoginia sempre rimproverata a Roth.

A chi chiedeva informazioni sul prossimo libro, rispondeva di essersi ritirato. Quella di cui abbiamo parlato è essenzialmente la sua “ultima cena”. Momenti indimenticabili. I segreti, le paure, i desideri, le passioni e le consapevoli scelte di fine vita.

Nel 2018, a metà maggio, il suo cuore comincia a fare le bizze. Un’aritmia. Chiama il 911 e viene trasportato d’urgenza all’ospedale. La cosa è molto più seria di quanto sembrasse ai primi soccorritori.

I medici gli dicono che dovrà subire un piccolo intervento. Ma la situazione non migliora. Il 20 maggio Roth decide di aver lottato anche troppo a lungo. Si arrende, inutile accanirsi, chiede le cure palliative e resta in attesa della inevitabile morte, che arriva il 22.

Spiega Taylor: “È stata una sua scelta. Ha insistito perché non gli venissero più somministrati dopamina e lasix e a quel punto gli è stata applicata una flebo di morfina. Mi ha detto che la sera prima, la precedente a quella che lo avrebbe condotto alla morte, ha scoperto che non c’è nulla da temere”. E così, in silenzio, se n’è andato.

2018-07-27T12:39:47+00:00

Redazione

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