L’ombelico del mondo tra cielo e terra

Quell’ombelico del mondo sospeso fra cielo e terra.

A poco più di tre anni dal violento terremoto che ha devastato il Nepal, un viaggio fra la valle di Kathmandu e il massiccio dell’Annapurna che domina con i suoi 8091 metri. Alla scoperta della natura più incontaminata e di un popolo che con dignità e tenacia guarda avanti.

A raccontarlo, sul numero di luglio di ‘O Magazine, è Sara Ciccarelli, che si è messa in gioco visitando questo fazzoletto di terra posto tra Cina e India e che, con la catena dell’Himalaya offre le otto cime più alte al mondo e alcuni dei trek più spettacolari che si possano desiderare.

“Ogni mattina mi imbatto nei bimbi in divisa che percorrono chilometri a piedi per andare a scuola. Affaticati dal cammino, sorpresi davanti a una turista dall’abbigliamento tecnico che ha attraversato continenti per fare una cosa che loro controvoglia sono obbligati a fare ogni giorno, congiungono i palmi delle mani, abbassano appena lo sguardo e pronunciano il loro tenerissimo «namasté» (letteralmente «mi inchino a te»), il saluto nepalese. I ragazzi più grandi invece ti avvicinano con un «How are you?», vogliono sapere da dove vieni, come ti chiami e magari, è capitato, che squadra tifi. Incontro i portatori, uomini e donne con enormi ceste di vimini sulle spalle cariche di tutto (fieno, covoni, legna…), neanche ti guardano. Poi ci sono gli anziani: da loro mi sento osservata con diffidenza, la sensazione di non essere gradita, come se quel bene unico al mondo che è l’Himalaya io-turista l’ho contaminato. È recente infatti la notizia di tonnellate di rifiuti lasciati sull’Everest dalle spedizioni internazionali di scalatori. Il governo ha stabilito che per ognuno di essi vadano riportati indietro 9 kg di immondizia, eppure corruzione e scarsi controlli profanano questa montagna che gli dèi hanno donato ai nepalesi. Quell’immondizia scenderà inevitabilmente a valle, aggravando un inquinamento che in Nepal è già allarmante. Basti pensare che nonostante il potenziale idrico del paese, molti abitanti sono costretti a bere acqua in bottiglia (di plastica – altro problema, la plastica non viene riciclata), perché quella delle città è inquinata.

Il paesaggio, neanche a dirlo, è bellissimo”.

Tutto il reportage, anche fotografico, sul numero di luglio di ‘O Magazine.

2018-07-26T11:52:05+00:00

Redazione

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