L’etica e l’onore delle Fiamme Gialle

Sessanta su diecimila ce la fanno. È la selezione, durissima, per essere un cadetto della Guardia di Finanza. In Accademia nulla è lasciato al caso e ogni attività è scandita da ritmi che gli allievi conoscono a memoria. I soldi muovono tutto e qui si addestra chi dovrà contrastare i reati finanziari.

Per Laura Collinoli si sono aperte le porte dell’Accademia a Bergamo, con un reportage pubblicato sul numero sei di ‘O Magazine.

Un viaggio tra i cadetti, gli ufficiali di domani. I giovanissimi addestrati per contrastare i reati finanziari. Una professione al passo con i tempi in un contesto in cui restano fondamentali le antiche tradizioni.

“…È il silenzio a colpire di più quando si percorrono questi corridoi, nel momento in cui si passa davanti alle stanze che gli allievi occupano in quattro, alla mensa, nelle aule dove si fa lezione o nei luoghi in cui ci si esercita nei diversi sport, tra la piscina e le palestre. Nel grande palazzo di via dello Statuto – che presto sarà sostituito da uno ancor più imponente posto sulla stessa strada e che un tempo ospitava l’ospedale – nulla è lasciato al caso e ogni attività è scandita da tempi e ritmi ben precisi. È come se un immenso orologio regolasse la vita di ognuno di essi. Non si vede ma tutti lo hanno impresso nella mente. Qui funziona così. Ventiquattro ore che per gli allievi sono uguali. Almeno per tutti quelli che frequentano un determinato anno e appartengono allo stesso corso d’Accademia.

Sveglia, sistemazione delle stanze, alza bandiera, lezioni, attività sportive, studio obbligatorio. Oltre ai pasti, consumati in un tempo strettamente necessario, sono molto ridotti i momenti a disposizione per lo svago, da trascorrere in aree comuni. Le uscite restano ristrette a qualche ora nel weekend e in un altro giorno della settimana. Sempre se non si è puniti. D’estate il campo estivo e in inverno quello sulla neve. Viaggi di istruzione e visite che interessano per lo più le attività economiche ma non solo.

È dura. Talvolta durissima. Una scelta di vita, più che di lavoro, in un mondo in cui la direzione sembra essere quella delle regole improvvisate o addirittura inesistenti. Qui la disciplina non si discute e a sentire gli ufficiali in servizio in Accademia è necessaria se si vuole uscire da cinque anni di studio con la consapevolezza, oltre che la competenza, di portare avanti al meglio il proprio lavoro…”.

Il servizio integrale sul numero sei di ‘O Magazine.

2018-09-13T11:21:29+00:00

Redazione

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