Le vene di Istanbul

Il lento incedere di Istanbul tra strade, ponti e tunnel sotto il mare. Nell’antica Costantinopoli il Bosforo non si attraversa più solo in traghetto e dall’Europa all’Asia i passaggi sono sospesi in aria o tra le acque. Ma leggendari sono anche gli ingorghi, spauracchio per i turisti, e i suicidi che si registrano sui viadotti. Il racconto, sul numero sette di ‘O Magazine, è di Giuseppe Mancini, giornalista che da anni risiede in Turchia.

“In Turchia le novità viaggiano lentamente, avversate dal rimpianto nostalgico per i bei tempi che furono e da un diffuso istinto di conservazione. C’è chi spesso racconta orgoglioso e rassegnato di quando negli anni ‘50 e ‘60 il vapur – il vaporetto che in 20 minuti fa la spola sul Bosforo a Istanbul – aspettava i ritardatari: il kaptan conosceva personalmente i suoi passeggeri e le loro abitudini, praticava una benevola tolleranza sugli orari. Tre anni fa, invece, la decisione della municipalità di Istanbul di introdurre nuovi modelli che gradualmente sostituiranno quelli tradizionali – più tecnologici, più ecologici – è stata accolta da indignazione collettiva sui social networks, da minacce di boicottaggio militante contro il design sacrilego, da petizioni per tenersi quelli da tempo integrati alla silhouette della città. Il loro destino è diventato incerto, alla vigilia di nuove elezioni.

Dal 1973 il battello neanche è più necessario, per andare dall’Europa all’Asia e viceversa. Tra polemiche e urla di disperazione – e a forza di espropri talvolta delittuosi, con la demolizione di abitazioni principesche e fiabesche – venne prima costruito e poi inaugurato il ponte stradale sul Bosforo: è il primo, noi continuiamo a chiamarlo “il primo ponte” anche se ha cambiato nome dopo il golpe del 15 luglio 2016 (ricorda le vittime civili, considerati “martiri”). Il secondo è arrivato nel 1988, più all’interno verso il mar Nero, dedicato a Fatih Sultan Mehmet che conquistò Costantinopoli nel 1453. Gli istanbulioti commemorano le aree verdi scomparse, denunciano l’urbanizzazione selvaggia e il traffico fastidioso; fioriscono i gruppi su Facebook che mostrano l’once e il sonra, il prima idilliaco e il dopo mostruoso.

Leggendari sono gli ingorghi: e un canale tv mostra per 24 ore al giorno le condizioni di percorrenza, argomento di banale conversazione per i locali e spauracchio per quei turisti che arrivano sulla sponda sbagliata (aeroporto in Asia, hotel in Europa)…”.

Il resto sul numero sette di ‘O Magazine.

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2018-10-25T16:26:06+00:00

Redazione

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