Le risorse segrete di Arlecchino

Le risorse segrete di Arlecchino è il titolo dell’editoriale del numero otto di ‘O Magazine, a firma di Andrea Mancia e Vittorio Macioce. Tutto da leggere.

Non esiste un protocollo per fuggire da una crisi. Non ci sono ricette. Non c’è un copione. Non c’è una sceneggiatura. Quello che si può fare è tornare a fare i conti con l’imponderabile.

Quando si parla di capitalismo ci si riduce spesso a una manciata di parole buttate giù in modo più o meno rozzo: soldi, denaro, mercato, consumi, finanza, salario, lavoro, prestiti, profitto, padroni, operai, lotta di classe, speculazione. Spesso vengono però dimenticate quelle centrali: rischio, opportunità, impresa. Insomma, viene tolta di mezzo l’avventura. Il sapersi confrontare con l’imprevedibile, con quello che non ti aspetti, con i baci della fortuna e i rovesci della sorte, è la vera forza del capitalismo rispetto ad altre forme di produzione, quella feudale, quella statalista, quella consociativa e quella comunista.

È anche per questo che oggi ci viene voglia di raccontare l’avventura attraverso maschere e personaggi che forse sanno un po’ di antico, ma incarnano alcune scommesse necessarie a trovare delle vie di fuga. Qui, in questo numero di ‘O, si parla di economia circolare. Cos’è? È la risposta allo spreco di risorse. È l’idea di far tornare in circolo quello che è stato buttato. Lo scarto che ritorna a vivere, sotto altra forma, rigenerato, resuscitato, ridisegnato.

Non è l’elogio della “straccioneria”. Non è neppure la filosofia della povertà felice. Non è una nuova visione del mondo. È la risposta flessibile e saggia a una domanda: cosa fare dei rifiuti? Come recuperare ciò che in apparenza non ci serve?

Il simbolo di tutto questo è una maschera di Arlecchino. Il vestito dello zanni bergamasco è fatto di scarti, di toppe di altri vestiti dai tanti colori. Non puzza però di vecchio o di seconda mano. È giovane. È fresco. È geniale. È un vestito che conquista tutti i teatri del mondo. Arlecchino ti porta poi a Carlo Goldoni, l’autore che fa nascere il teatro borghese. Goldoni fa entrare nella sua commedia la classe media, che spazza via, almeno sul palcoscenico, la vecchia e chiusa oligarchia veneziana. I suoi personaggi sono quelli del negozio, di chi cioè lavora, si affanna e non ha tempo per i vizi del mondo. Basta pensare alla saggezza di Ridolfo ne La bottega del caffè. Goldoni è per il teatro ciò che rappresenta Daniel Defoe per il romanzo. Robinson Crusoe è un altro interprete ideale per raccontare come si può reagire all’imponderabile. È la risposta al naufragio della classe media. Non ci sono protocolli. C’è da adattarsi all’imprevisto, inventarsi qualcosa e sporcarsi le mani.

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2018-11-19T11:58:48+00:00

Redazione

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