La ricostruzione delle élites

Come ti ricostruisco un’élite passando in rassegna i mali del nostro Paese tra malgoverno e burocrazia soffocante. Una classe dirigente che in questi anni di crisi culturale, fatta di selfie e social network, sembra faccia fatica a decollare.

Mike Weisz intervista Vincenzo Scotti, fondatore della Link University. Se ne parla nel numero sette di ‘O Magazine ed è una rivelazione. Parlano a lungo in quello studio immerso nel campus nella zona Nord di Roma. E di spunti di riflessione ne emergono davvero molti. Individuo o populismo? Crisi della società aperta liberale o semplice passaggio di mano da una classe politica a un’altra? Questo è il dilemma.

Si confrontano per capire se liberalismo e frange populiste possano convivere. Scotti, politico immortale, racconta i segreti di una generazione che studia per essere capace di rispondere alle sfide del futuro. «Serve una mission, una bussola da seguire in questi anni di subbuglio», spiega. La sua è una mappa tratteggiata da chi ne ha viste tante. Da chi ha osservato cadere negli anni classi dirigenti e governi. E nonostante tutto è ancora qui a raccontarlo.

Ne emerge un ritratto di ciò che sta accadendo: «Nel 1992-1994 si assiste a un’alternanza dura e drammatica. Un passaggio di mano da un gruppo dirigente a un altro gruppo dirigente. Sostanzialmente questo avviene però all’interno di una comune visione della democrazia. Oggi tutto questo non c’è più. Sono scomparsi dalla scena tutti i partiti che per settant’anni sono stati seduti in Parlamento. Ed è tutto un altro mondo».

È sera quando si incontrano per parlare e le luci del traffico paralizzano la Capitale. È l’ora di punta per chi esce dal lavoro e chi attende l’autobus guarda nervosamente l’orologio. «Il tempo è denaro», diceva il buon calvinista. E dopo una giornata d’ufficio, questo vecchio detto vale ancora di più. Si ritrovano qui sulle strade di una metropoli occidentale, testimoni di un grande passato e difensori della società aperta. Quella che nega l’esistenza di un popolo-massa e lotta per l’affermazione della libertà individuale. Quella che guarda con sguardo un po’ invecchiato il governo Lega-Movimento 5 Stelle.

Il professor Scotti prova a declinare questo ritmo dettato dal ticchettio dei secondi, soffermandosi sulla necessità di costruire una politica che abbia una rotta. Il segreto è formare una classe dirigente che riesca a rispondere alle sfide della globalizzazione. «Siamo in una fase politica nuova», spiega il professore. «E domani nulla sarà come in passato». Non ama la parola antipolitica e spiega che il populismo di oggi è l’affermarsi di un percorso che parte da lontano. Perché come scrisse Aldo Moro nel lontano 1969: «Non sarà più tollerato, in futuro, una gestione del potere arrogante nelle mani di un ceto di persone e non appartenente a tutti…». Questo è quello che si sta avverando in questi anni e questa è l’incognita più “pazza” a cui dovrà trovare risposta l’Italia.

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2018-10-24T12:46:10+00:00

Redazione

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