Jesto racconta suo padre, Stefano Rosso

Lo stornello che rivive nell’elettronica. Si chiama Justin, ma in arte è Jesto. È un rapper romano in ascesa nel panorama musicale italiano. Prova a reinterpretare le canzoni del grande cantautore ormai scomparso e, intanto, con Buongiorno Italia, promuove il suo sound. A novembre si esibirà in due concerti all’Alcatraz di Milano e all’Orion di Roma. Ah… il cantautore è Stefano Rosso, suo padre.

“Ai distratti che non ricordano questo nome, basterà leggere le parole: «Che bello, due amici una chitarra e lo spinello…», che subito tornerà alla mente la melodia e senza neanche accorgersene, si ritroveranno a canticchiare questo verso scanzonato, risentendo il mandolino che accompagnava uno dei ritornelli più famosi della canzone italiana”.

A scriverlo è Sante Lay, che sul numero 06 di ‘O Magazine intervista Jesto scoprendone affetti, curiosità e ambizioni.

“Come Stefano, Jesto fa una musica “contro” che gli impedisce di sfruttare canali più facili e immediati per la promozione dei suoi lavori. Sul web può vantare milioni di visualizzazioni e il suo ultimo singolo, Stories d’amore, è letteralmente esploso sulla rete dei social. «Ho iniziato a fare musica prima che Internet diventasse quello che è oggi. Dunque non mi definisco un “fenomeno web”, ho costruito tutto mattone su mattone sfruttando poi i canali comunicativi del momento. La rete lascia la scelta: l’utente ricerca ciò che più gradisce, a differenza della comunicazione dominante che, proponendo sempre le stesse cose agli ascoltatori passivi, finisce con il far piacere ciò che vuole lei». L’ultimo disco ha voluto promuoverlo con due grandi concerti, uno che si terrà a Milano, all’Alcatraz, l’8 novembre e il secondo il 9 dello stesso mese all’Orion di Roma.

A differenza dei precedenti, in quest’ultimo lavoro Jesto parla meno di se stesso, analizzando temi collettivi: «Sono andato molto più nella direzione di mio padre. Ho usato l’ironia, la satira pungente che nell’immaginario è collegabile a lui. Non è che poi mi sia dovuto sforzare più di tanto, visto che questa caratteristica è dentro di me, ma in quest’opera è uscita fuori in maniera predominante rispetto alle altre»…”.

Tutta l’intervista sul numero 06 di ‘O Magazine.

2018-09-10T15:13:22+00:00

Redazione

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