Il vangelo secondo Dylan

Il Vangelo secondo Bob Dylan è una storia di conversione. Siamo nel 1978, è il 18 novembre, in particolare. Il tour del cantautore arriva a San Diego, California. Lui non sta bene ma decide lo stesso di suonare. E succede qualcosa.

Gli lanciano un crocifisso d’argento sul palco e lui lo afferra: “Dovevo prenderlo”, dirà in seguito. Da lì comincia un’inaspettata conversione, di fronte allo stupore del suo pubblico e allo sconcerto della critica, che lo rinnega.

Il rapporto di Dylan con la religione cristiana parte da qui. Si lascia convincere dall’attrice Mery Alice Artes, all’epoca sua fidanzata, e da Helena Springs, una sua corista, ad entrare nella Vineyard Fellowship, una chiesa evangelica fondata dal reverendo Ken Gulliksen. Qui riceve il sacramento del battesimo e frequenta un corso di studi biblici. Un corso intensivo: cinque giorni alla settimana, per 6 mesi, Dylan studierà la Bibbia alla “Vineyard School of Discipleship” a Reseda, nel Sud della California.

Per uno che ha sempre odiato la scuola non è poco. Tra il 1978 e il 1981 Dylan vivrà così la sua avventura umana più folgorante, quella che definì “un’esperienza di rinascita, quando la gloria del Signore mi ha vinto e mi ha innalzato”. Le sue nuove canzoni riflettono immediatamente lo zelo del “born again”, del rinato a Cristo. Il suo fervore marchia a fuoco tre album, quelli della cosiddetta “trilogia cristiana”: Slow Train Coming (1979), Saved (1980) e Shot of Love (1981). Quella del Dylan cristiano è una storia tanto intrigante quanto ribelle.

Ne parla Alessandro Gnocchi sul numero quattro di ‘O Magazine.

2018-07-13T14:44:00+00:00

Redazione

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