Il sapore oscuro dei timidi neutrini

Il sapore oscuro dei timidi neutrini.

Il ponte verso una nuova fisica è aperto. C’è chi ritiene che queste piccolissime particelle siano la soluzione per risolvere complicati puzzle, come la Teoria della Grande unificazione delle forze fondamentali dell’universo. Qualcuno pensa che possano risolvere un altro mistero cosmologico, ovvero quale sia la natura della materia oscura.

L’astrofisica Veronica Nicosia racconta di queste piccolissime particelle sul numero di luglio di ‘O Magazine. E lo fa nei giorni di una nuova scoperta, quella per cui i neutrini danno ragione ad Einstein su un universo asimmetrico. È quanto è emerso dallo studio pubblicato sulla rivista Nature Physics, condotto dal gruppo del Massachusetts Institute of Technology (Mit) coordinato da Carlos Argüelles e Teppei Katori.

Uno studio basato sulle osservazioni del più grande telescopio per neutrini del mondo, IceCube, una rete di più di 5.000 “occhi” disseminati lungo un chilometro cubo nelle profondità dei ghiacci del Polo Sud. Einstein, nella sua Teoria della Relatività Speciale, aveva ipotizzato che, a causa della simmetria dell’universo, si dovessero misurare le stesse leggi della fisica in ogni direzione. È il caso, ad esempio, della velocità della luce, pari a circa 300.000 chilometri al secondo, che è la stessa «sia per un astronauta in viaggio nello spazio che per una molecola che si muove all’interno del torrente sanguigno», hanno spiegato i ricercatori.

Veronica Nicosia li descrive come una «massa quasi pari a zero che viaggia a quasi trecentomila chilometri al secondo. Una particella così elusiva da non poter essere osservata con facilità, ma che racchiude in sé e tramanda la storia dell’universo e con essa quella dell’uomo. Questi sono i neutrini. C’è chi li chiama “trasformisti”, ma loro preferiscono “oscillare”. Viaggiano a velocità relativistiche nel cosmo, lo pervadono, ci trapassano e non lasciano tracce, ma si concedono oscillazioni che gli permettono di cambiare sapore. E no, per questo viaggio non serviranno guide gourmet o un palato sopraffino, perché gli ingredienti di questa storia sono la base per un ponte verso una nuova fisica.

Premessa doverosa per entrare in questa storia, è un breve identikit. I neutrini sono particelle con carica nulla ed esistono tre differenti sapori, che formano un “doppietto” con le rispettive particelle cariche a cui sono associati: elettrone, muone e tauone. I loro nomi sono: neutrino elettronico, muonico e taounico. Nel Modello Standard delle particelle, che descrive le caratteristiche atomiche dei mattoni che compongono la materia nell’universo, i neutrini sono previsti con massa pari a zero. Una teoria dettata anche dalla loro debole interazione con la materia circostante: mentre scrivo, e mentre leggete, oltre 100mila miliardi di neutrini provenienti dall’eco del Big Bang, dal Sole, dalle stelle e dai reattori nucleari sul pianeta ci attraversano in appena un secondo, senza che ce ne rendiamo conto. E noi stessi, che siamo fatti di atomi, li emettiamo. C’erano dei conti che però non tornavano, ed è così che iniziò per gli scienziati il viaggio a caccia della loro presunta massa.

Un viaggio che parte da lontano e, come tutte le storie più avvincenti, con un pizzico di casualità».

Vi abbiamo incuriosito? Volete conoscere il resto della storia? Tutto sul numero di luglio di ‘O Magazine.

2018-08-02T15:54:27+00:00

Redazione

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