Il mistero di My Way

Questa storia comincia in Francia, nel 1967, da un ex cantante, che ha smesso per fare solo il compositore: Jacques Revaux. Ignorato per lo strumentale, propone la melodia, con il titolo provvisorio di For me, a Dalida. Né lei né la casa discografica però si convincono di questo motivo «un po’ banalotto».

Nasce tutto da queste poche righe. Edoardo Inglese racconta il mistero che si nasconde dietro il capolavoro My Way. Lo fa, alla grande, a suo modo, nel numero 5 di ‘O Magazine. Ma andiamo avanti.

Dalle vie di Parigi arriviamo nel nuovo mondo. Il 30 dicembre 1968 Frank Sinatra incide questa canzone. Paul Anka ha scritto il testo sulle note di Comme d’habitude di Claude François, che aveva a sua volta utilizzato un motivo composto proprio da Jacques Revaux.

Paul Anka, che si trova nel 1968 in Francia, ascolta Comme d’habitude alla radio. Colpito dal brano, pensa a un adattamento in inglese. Dopo essersi recato a Parigi per trattare l’acquisto dei diritti, compone i versi e sottopone la canzone, intitolata ora My Way (A modo mio), a Frank Sinatra.

La versione inglese non è un adattamento, ma un testo a se stante, che non ha nulla a che vedere con la versione originale: è la storia di un uomo, forse vicino alla morte, che traccia un bilancio della sua vita e non ha molti rimorsi poiché ha sempre vissuto a modo suo. Il tema calzava a pennello per Sinatra, che però non ne è colpito.

A convincerlo ci pensa sua figlia Nancy: secondo lei è appropriato per il padre che incarna il mito americano del self-made man. Sinatra ammette più volte di odiare la canzone.

Il brano diventa subito un simbolo del repertorio del grande Frank e viene ripreso da molti altri artisti tra cui Elvis Presley, Mireille Mathieu, Sid Vicious, Nina Hagen e più di recente Michael Bublé.

2018-08-01T16:09:19+00:00

Redazione

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