Il Meridione è morto, ma è pronto a risorgere

Il Meridione è morto, ma è pronto a risorgere. Ne è convinto Carlo Puca, che su ‘O Magazine di luglio ci racconta di un corpo martoriato che si piange addosso senza reagire. È lui. È il Mezzogiorno con le sue tante bellezze ma anche i suoi tanti punti deboli. E se laggiù non viene ancora staccata la spina è soltanto perché tenerlo in vita conviene a troppa gente, dai politici ai moralisti che lo sfruttano.

«E noi, come reagiamo noi meridionali? Con un silenzio uguale e contrario. Come se nel Sud non credessero più neanche i meridionali, figurarsi i governi nazionali. Gran parte del Mezzogiorno aspetta il solito placebo, l’assistenzialismo, peraltro impossibile da esercitare per causa di forza maggiore (la crisi economica). Perciò è inutile illudersi: alle attuali condizioni, il Meridione rimarrà eternamente in coma. Allora tanto vale farlo crepare, il mio Sud, per risolvere le sue pene e affinché dal suo ricordo possano almeno rigenerarsi le sue energie più sane, svincolate dalle catene della mediocrità, del malaffare e del pregiudizio.

Certo, i primi tempi sarebbero durissimi, bisognerebbe stringere la cinghia, rimodulare la nostra economia, questuare gli aiuti internazionali. Ma un precedente esemplare esiste: la Germania uscita devastata dalla seconda guerra mondiale e dagli orrori perpetrati da Adolf Hitler. In meno di due decenni i tedeschi sono riusciti a imporsi come potenza economica mondiale grazie a due forze: la disperazione e la libertà. Al Sud siamo già grandi esperti di disperazione. Dobbiamo soltanto imparare a gestirla per ribaltarla, per camminare sulle nostre gambe senza assistenzialismi e prebende, lavorando ventre a terra per costruirci un futuro decente».

Una provocazione. Magari no. Semplicemente n canto funebre di una terra che si accontenta e che vive in controluce. È finita? Forse. Comunque viva il Sud.

2018-08-02T10:37:28+00:00

Redazione

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