Il Kurosawa dei videogiochi

Il signore dei videogiochi. Hideo Kojima è cresciuto a pane e cinema hollywoodiano. È uno dei più grandi game designer della storia. È giapponese ed è l’inventore negli anni Ottanta del genere stealth game. Nel 1987 crea per Konami il primo capitolo della saga Metal Gear introducendo nel mondo videoludico concetti come filosofia e geopolitica mai approfonditi prima. Da lì il suo genio non si è più fermato.

La sua è una storia incredibile, raccontata sul numero otto di ‘O Magazine da Damiano Greco.

“Se avete una qualche minima conoscenza videoludica saprete per certo che Hideo Kojima è uno dei più grandi game designer della storia. Arrivati a questo punto dovreste anche sapere che quando si parla di Kojima esiste solo il nero o il bianco. Insomma, o lo si ama alla follia oppure lo si considera un mitomane esaltato, ma emozioni così forti sono in grado di regalarle solo autori estremamente ambiziosi, visionari e con quel pizzico di follia necessaria per creare delle opere indelebili. Come è stato scritto più volte, i lavori dell’autore giapponese hanno il fine di mettere in discussione l’identità del giocatore, interrogandolo e stimolandolo piuttosto che fornendogli delle risposte semplici e univoche, attraverso un complesso esercizio intellettuale camuffato da intrattenimento. E in tutto ciò troviamo – inseriti con grande maestria – la cultura, le fonti d’ispirazione e il citazionismo di Kojima-san, che non perde mai occasione per mostrare la propria dimestichezza con la macchina da presa e la cura maniacale dei dettagli. “Game Creator: 70% of my body is made of movies – il 70% del mio corpo è fatto di cinema”, così recita la bio su Instagram e Twitter del vulcanico designer. Valutare un uomo dai suoi gusti in fatto di film è sempre una buona idea, ma diventa ancora più interessante se il tipo in questione è un creatore di videogiochi, e curiosando tra l’elenco delle opere che più hanno influenzato quel geniaccio di Kojima ci rendiamo conto che è davvero un buongustaio. Troviamo, giusto per citarne alcuni: 2001: Odissea nello spazio, Blade Runner, Taxi Driver, 1997: Fuga da New York. Senza dimenticare l’attenzione che ripone nella scelta delle colonne sonore che accompagnano da sempre le sue opere…”.

Per conoscere tutta la sua storia, basta sfogliare il numero otto di ‘O Magazine.

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2018-11-19T12:37:44+00:00

Redazione

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