Si è fatto da solo l’artista americano. Sotto i fanali dell’età del jazz in un’America che fa sognare. Dall’inferno al successo, andata e ritorno, passando per l’amore di Zelda e quei romanzi che hanno segnato la letteratura mondiale. La passione, fortissima, per la sua compagna di viaggio. Sua unica ragione di vita. Oggi c’è una riscoperta delle sue opere e il fenomeno ha interessato anche il pubblico mainstream.

A parlarcene, nel numero 9 di ‘O Magazine, è Antonio Merola. Ve ne proponiamo uno stralcio

«So che se Scribner lo accetta mi sveglierò una mattina per accorgermi che le debuttanti mi hanno reso famoso durante la notte», scrive all’amico Edmund Wilson, Francis Scott Fitzgerald. Ha appena proposto alla casa editrice un romanzo: L’egoista romantico. Perché lo ha scritto? La risposta ha un nome e un cognome: Zelda Sayre. Fitzgerald ha conosciuto la donna al Country Club, Montgomery: hanno ballato insieme e da allora si è messo in testa di volerla sposare. Ma Zelda rifiuta. Nonostante la divisa riesca a nasconderne la provenienza sociale, al termine del ballo Fitzgerald è costretto a togliersi la maschera: non è altro che un poveraccio di istanza a Camp Sheridan, mentre lei una debuttante di una famiglia agiata. Peraltro, si è da poco giocato l’unica chance che la vita, o i pochi risparmi della famiglia, gli aveva concesso: è stato cacciato dall’Università di Princeton, essendo troppo impegnato a scrivere commedie musicali per conquistarsi l’apprezzamento del Triangle Club, il prestigioso circolo studentesco che per lui aveva più valore di qualsiasi esame.Così, mentre finalmente i giovani tornavano dalla guerra, Fitzgerald si trasferisce a New York. Scrive a Zelda: «Sono nella terra dell’ambizione e del successo e la mia sola speranza e fiducia è che il mio cuore adorato sarà presto con me». Siamo infatti agli albori del boom economico e nella capitale vige una sola regola: fare quattrini a tutti i costi. La ruota della fortuna però non gira a suo favore nemmeno questa volta: nel febbraio del 1919, non riesce a trovare lavoro migliore che l’addetto per una agenzia pubblicitaria. Troppo poco, perché Zelda possa accettare da lui una proposta di matrimonio. È a questo punto allora che Fitzgerald gioca il suo asso nella manica: finisce di scrivere un romanzo, poi lo spedisce alla Scribner’s and Sons.La risposta? Un netto rifiuto, a cui segue una sbronza che dura per intere settimane. Ma Fitzgerald non sa ancora che la sua esperienza personale e la storia americana stanno per intrecciarsi indissolubilmente, fino a diventare ognuna lo specchio infedele dell’altra. A luglio, tutte le rivendite legali di alcol degli Stati Uniti chiudono la saracinesca: è l’inizio del proibizionismo e la fine, per ora, dell’ubriachezza. Tornato nella casa di famiglia a St. Paul, Fitzgerald riscrive il romanzo da capo: il 10 settembre, riceverà dalla Scribner un contratto di pubblicazione per il suo primo romanzo, Di Qua dal Paradiso (1920).L’anno dopo viene celebrato il matrimonio con Zelda. Fitzgerald scriverà più avanti, ricordando l’esordio: «L’uomo col tintinnio di grana in tasca che un anno dopo sposava la ragazza avrebbe sempre nutrito una diffidenza di fondo, un’animosità, nei confronti della classe agiata: non il credo del rivoluzionario bensì l’odio covato dal contadino». All’improvviso si ritrova a essere lo scrittore più pagato d’America. (…)

Per continuare a leggere, basta sfogliare il numero nove di ‘O Magazine.  

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