Greengrass e il mostro sbattuto in prima pagina

Tra i cinque miracoli di Netflix all’ultimo festival di Venezia si conta anche il film di Paul Greengrass, nei cinema già dal 10 ottobre (e presto sulla piattaforma streaming), con una ricostruzione estensiva dei fatti seguiti alla strage di Utoya del 22 luglio 2011. Il titolo è 22 July e a raccontarcelo sul numero sette di ‘O Magazine, con un’intervista al regista, è Federica Polidoro.

“…Cosa comporta concedere un primo piano parietale ad un killer che ha ucciso 77 persone? È strumentalizzazione indugiare su di lui in una sequenza alternata in cui mangia una pizza e beve una soda rispondendo alla polizia, mentre negli ospedali di Oslo alcuni dei ragazzi superstiti combattono tra la vita e la morte? Il film ha diviso la critica, coi maggiori media di settore a inneggiare al capolavoro ed altri, pochi, a porsi questioni di varia natura, per esempio etica…”.

Breivik l’avrà visto? Risponde direttamente Greengrass.

«Non credo che abbia visto il film. Quando l’ho concepito è stato uno dei primi problemi che mi sono posto e va al cuore della questione: possiamo fingere che questi focolai di estrema destra non esistono? O è necessario riconoscerli per sapere come estinguerli? La questione che sollevi, che comprendo profondamente, e cioè il rischio che concedere a quest’uomo le luci della ribalta incoraggi altri come lui, sono giunto alla conclusione che non esiste, perché loro sono già una realtà, e non episodica, ma in costante, netta crescita. Non affronteremo il fenomeno fingendo che si estinguerà in modo autonomo. È necessario scontrarsi con la realtà per analizzarla e comprenderne le cause. Questo film non l’avrei girato se non fossero accaduti i fatti. Purtroppo non è così e questi movimenti, se dai solo un’occhiata a internet, ti accorgerai che sono una realtà dinamica e in veloce espansione».

Tutta l’intervista sul numero sette di ‘O Magazine.

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2018-10-19T13:06:55+00:00

Redazione

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