Gli imperi delle banche

Gli imperi delle banche. Ecco come sta cambiando il nuovo ordine mondiale degli istituti di credito. Una partita che rischia di sconvolgere gli equilibri geopolitici con conseguenze profonde sull’Europa e sull’Italia.

A raccontarcelo, nel numero otto di ‘O Magazine, è Camilla Conti, in un’inchiesta che parte dai primi banchieri italiani per arrivare ad oggi ed al prossimo futuro.

“C’erano una volta i primi banchieri: i Ricciardi a Lucca nel 1100, i Bonsignori a Siena nel 1200, i Bardi e i Peruzzi prima e i Medici poi a Firenze tra 1300 e 1400. Piemontesi ed emiliani andavano in giro per tutta Europa a esercitare il prestito su pegno. Li chiamavano «lombardi» perché tutti gli italiani erano identificati con i lombardi, pure se non lo erano e arrivavano da altri posti. Non finisce bene. I Peruzzi falliscono nel 1343 per la somma colossale di 600 mila fiorini, i Bardi li seguono nel 1346 con un botto ancora più clamoroso: 900 mila fiorini; in tutto un milione e mezzo di fiorini, pari all’un per cento dell’intera massa monetaria circolante nell’Europa di allora. Crollano «le colonne della cristianità», come scrive il cronista fiorentino Giovanni Villani, e «fu alla città di Firenze maggior ruina e sconfitta che nulla mai avesse il nostro comune».

Poiché chi non conosce la storia è condannato a ripeterla, è bene partire dal passato per raccontare il futuro. O meglio, il nuovo ordine bancario: alleanze, fusioni, acquisizioni, strategie di rilancio e tattiche di sopravvivenza per adeguarsi alle nuove regole europee, ai concorrenti digitali e alle sfide della globalizzazione che allarga il risiko non a un singolo continente ma al mondo intero.

E partiamo dall’Italia, patria di santi navigatori e come abbiamo visto anche di banchieri. Risolte le «cancrene» delle ex popolari venete e di Etruria&C, i riflettori sono accesi sulle due ultime Cenerentole da accasare: il Monte dei Paschi, oggi controllato dallo Stato che dovrà comunque uscire dal capitale entro il 2021, e Carige. Facendo di necessità, virtù. Perché la parola d’ordine è: consolidare. Ovvero fondere, unire e dunque diminuire il numero di banche in cui ancora il sistema è parcellizzato. In un futuro prossimo è infatti prevedibile che il credito nel nostro Paese graviterà attorno a tre grandi pianeti: quello di Intesa Sanpaolo, quello di Unicredit e quello di un terzo polo bancario che potrebbe in futuro unire le reduci di quel mondo Popolare ancora rimasto in piedi come Bpm e Ubi, magari annettendo qualche altro satellite che non sarà finito nel frattempo nell’orbita straniera. Le due big sono già in movimento. Intesa Sanpaolo ha teso di recente la mano al governo gialloverde confermando il suo ruolo di banca di sistema e sta gestendo la nuova fase di consolidamento imposta anche dalla Bce facendo da cuscinetto fra l’Europa e l’Italia grazie al ruolo centrale sullo scacchiere continentale. Non solo. Intesa è pronta a fare la «seconda gamba della manovra»: la banca guidata da Carlo Messina ha infatti annunciato che stanzierà 150 miliardi di euro in tre anni per le imprese. Investimenti necessari per bilanciare la riforma delle pensioni e il reddito di cittadinanza del governo Conte”.

Tutto il resto, ed è molto, sul numero otto di ‘O Magazine.

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2018-11-19T12:08:47+00:00

Redazione

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