Generazione Dna

Conosciamo l’intera mappa del genoma dal 2003, quando lo studio di centinaia di scienziati ha rivelato il codice della vita e le sembianze degli adolescenti che popolano il mondo.

I nati nel 2003 – la Generazione D, come Dna – sono infatti al tempo stesso i testimoni e i protagonisti della rivoluzione della biologia, nel momento in cui questa diventa anche oggetto di consumo, la consumer genomics appunto. Per la Generazione D la convergenza fra digitale e naturale è un dato di esperienza, fina dalla loro nascita.

La codifica del genoma infatti ha tradotto le unità chimiche della vita in unità informatiche fatte di byte (1,5 Gigabyte complessivo). Il file del genoma umano è una rappresentazione convenzionale del genoma umano reale – non è uno specifico genoma – frutto del bisogno di trovare uno standard da cui partire per la comprensione del nostro genoma.

Questa mappa evolverà negli anni grazie al continuo accrescere dei dati – sempre più persone sequenzieranno il proprio genoma – e al perfezionamento delle tecniche stesse di sequenziamento. Detto in altre parole il Dna è un supporto chimico che soltanto le cellule possono utilizzare, mentre, come racconta Sergio Pistoi nel libro Il DNA Incontra Facebook (Marsilio Editori, 2013) la decodifica del genoma ha trasformato questo in un linguaggio digitale (fatto di 1 e 0 esattamente come qualsiasi linguaggio macchina) che così viene reso accessibile a qualsiasi pc. Ovviamente questa semplificazione mostra dei limiti, perché la vita rimane, ciò nonostante, più complessa della sua rappresentazione.

Questa immagine ci consente però di poter iniziare a comprendere e fare ipotesi circa il funzionamento del Dna reale, attraverso l’enorme potenza di calcolo dei pc. Oltre che costruire nuove tecnologie in grado di intervenire con più efficacia nel biologico. Una delle più importanti scoperte scientifiche riconducibili al ricorso alla digitalizzazione (e non dall’uso dell’osservazione “diretta”) è il Dna non codificante. Tale materiale rappresenta il 95% del nostro genoma ed è ciò che maggiormente distingue gli esseri viventi: quelli più evoluti hanno una quantità maggiore di Dna non codificante (cosa che non accade per il Dna che codifica per proteine, il cui numero non varia così tanto fra un verme, un topo ed un uomo).

Sul fronte della medicina la capacità computazionale ci sta consentendo di disegnare principi attivi la cui efficacia viene simulata su computer. E questo è un enorme vantaggio sia in termini di costi che di efficacia terapeutica in sé.

Volete saperne di più? Basta che andiate a leggervi l’inchiesta di Stefano Amoroso sul numero 6 di ‘O Magazine.

2018-09-25T15:14:56+00:00

Redazione

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