Fellini, Rimini e il pesce che lo mangiò

Fellini, Rimini e il pesce che lo mangiò. Sembra il titolo di un film onirico, un po’ come lo è stato il maestro. Ma tutto, alla fine, ha una sua logica.

A venticinque anni dalla sua scomparsa, storie e leggende si intrecciano sul geniale regista che lavorava senza copione e andava a istinto. I suoi personaggi, come egli stesso diceva, si muovevano in un enorme quadro che aveva in mente.

Ce li racconta Nicola Manuppelli, sul numero sette di ‘O Magazine.

“Dunque, c’era questa storia che girava a Cinecittà, e nessuno l’aveva mai smentita categoricamente, e tantomeno il protagonista, secondo la quale Federico Fellini era nato su un treno. Il treno era in corsa tra Viserba e Riccione, quando la madre di Federico, Ida, aveva cominciato ad avere le doglie. L’anno era il 1920. Era gennaio. Al Politeama di Rimini era di scena Annibale Ninchi con la tragedia Glauco. Il padre di Federico, Urbano, aveva due biglietti nella tasca del cappotto, ma il treno era in ritardo. E poi Ida si era piegata su un sedile e aiutata da un dottore presente nella carrozza di prima classe, aveva messo al mondo Federico. Il regista raccontava la storiella a tutti in modo piuttosto compiaciuto. Diceva che era quello il motivo per cui era sempre in movimento e non riusciva a stare fermo. «Sono nato su un treno, capite?», ripeteva. Ma negli studi tutti sapevano che Fellini era uno che amava raccontare delle balle. Un pataca, come avrebbe detto lui. C’era stato qualcuno che aveva fatto delle ricerche, uno di quei pignoli che ogni tanto bazzicavano gli studi – adesso non ricordo il nome – e aveva scoperto che nel giorno suddetto, il 20 gennaio del 1920, i treni su quella tratta erano in sciopero, e che invece la signora Ida aveva partorito in un albergo di Rimini. Beh, Federico non smentica nemmeno questa voce. «Può essere», diceva. «Possono essere entrambe le cose». Ma subito specificava che allora l’albergo doveva per forza essere il Grand Hotel, con tutti quei suoi facchini che facevano su e giù, un luogo di delitti, rapimenti, follie amorose, fantasmi e dove qualcuno era addirittura disposto a giurare di avervi visto la dea Kali. «Era un bel donnone», precisava, mimando le proporzioni giunoniche della dea. (Qualcuno ancora più pignolo aveva fatto circolare la voce che in realtà Federico fosse nato in una casa dietro l’albergo, in viale Dardanelli. «Ma perché la gente si ostinava a incatenare così tanto la fantasia?» ripeteva lui. «Non era più affascinante il Gran Hotel?»)

A Federico piaceva molto il Gran Hotel…”.

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2018-10-25T14:41:12+00:00

Redazione

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