Storia e rivoluzione di uno sport che non è mai stato una «cosa solo da maschi». Dai piloti ai collaudatori e ad altri tecnici, sono sempre di più le figure femminili che si affacciano a questo mondo. Una dimensione in cui un ruolo importante continuano a giocarlo anche madri, mogli, fidanzate e tifose. A raccontarlo, nel numero nove di ‘O Magazine, è Giulia Toninelli.

Ormai ci ho fatto l’abitudine. Gli sguardi sorpresi di chi capisce, per la prima volta, che la mia più grande passione è quella del motorsport sono più o meno sempre gli stessi. Se aggiungiamo il fatto che per lavoro scrivo quasi esclusivamente di piloti e motori allora la sorpresa diventa incredulità.

Ho perso definitivamente il conto di tutte le volte che mi sono sentita dire: «Caspita, un lavoro da uomo» con gli annessi complimenti perché infondo «una ragazza può fare quello che le pare».

Offendersi sarebbe inutile, e insensato, perché la verità è che a ben poche donne interessano le nuove regole di superlicenza per i giovani piloti debuttanti nelle varie categorie di Formula o i cambiamenti strutturali apportati alle monoposto nella nuova stagione di Formula E.

Siamo una specie rara, noi ragazze che ci mangiamo le unghie mentre guardiamo una concitata qualifica sotto la pioggia, ma posso dire con sicurezza che esistiamo. Negli anni mi è capitato di incontrare tifose sfegatate, appassionate molto competenti e un gran numero di donne impegnate nei settori motoristici più vari.

Di tutte le volte in cui mi hanno detto, più o meno esplicitamente, che «il motorsport è una cosa solo da maschi» nemmeno una volta è successo in un ambiente lavorativo. Perché chi in autodromo è abituato ad andarci, che sia per divertimento o per lavoro, sa con certezza che il motorsport non è affatto una cosa solo per maschi.

Ed è proprio sulle piste più belle mondo che le donne hanno dimostrato abilità e passione nel campo dei motori: piloti, meccaniche, addette alla comunicazione, giornaliste, ingegneri.

I nomi che possono essere citati sono troppi ma, tra tutti, alcune personalità femminili hanno rivoluzionato la concezione di questo mondo, aprendo porte che sembravano sigillate.

Nel grande libro della storia del motorsport spunta, davanti a tutti, un’italiana: la prima signora della Formula 1 fu la napoletana Maria Teresa De Filippis. Era la fine degli anni ‘50 e la De Filippis guidava con fierezza una Maserati 250F con cui, l’anno precedente, Fangio aveva conquistato il titolo del mondo. Cercarono di fermare la sua rivoluzione, arrivando a non ammetterla al Gran Premio di Reims perché, secondo il presidente, «l’unico casco che una donna deve mettersi è quello del parrucchiere».

La carriera fu breve ma il grande passo era stato fatto e dopo di lei arrivò, nel 1974, l’immensa Lella Lombardi, conquistatrice dell’unico mezzo punto realizzato da un pilota donna nella storia della Formula 1. (…)

Se vuoi leggerlo tutto, basta sfogliare il numero nove di ‘O Magazine.

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