Datemi uno scarto e vi solleverò il mondo

Datemi uno scarto e vi solleverò il mondo.

Dimenticate il concetto di rifiuto. In natura tutto si trasforma e nulla è destinato a diventare spazzatura. È questo il mantra che è alla base dell’economia circolare. Una vera e propria reincarnazione di materiali che godono di una nuova vita grazie a particolari metodi di produzione. Si parla di cradle to cradle: «dalla culla alla culla» ed è una rivoluzione.

Ilaria Brambilla e Sara D’Agati ci parlano di questa rivoluzione sul numero otto di ‘O Magazine.

«In natura non esistono rifiuti». Lo sapevate? Un sistema sostenibile, di fatto, c’è già. In natura non esistono scarti, perché tutto si evolve in modo da rendere il pianeta in grado di funzionare senza produrre rifiuti. Ciò che è di “troppo” per un animale o una pianta trova sempre il modo di venire riassorbito, mangiato da qualcun altro o scomposto, con trasformazioni di stato più o meno radicali. Il fatto che l’essere umano continui ad accumulare risorse che non trovano alcun posto nell’equilibrio ecosistema, è il problema alla base dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici e, in sostanza, della sua stessa sopravvivenza sul medio-lungo termine.

Non tutto è perduto, però. Tra gli elementi più rivoluzionari alla base del concetto di sviluppo sostenibile c’è oggi, più in voga che mai, quello di un’economia che si autosostiene, eliminando il concetto di rifiuto. Il principio dell’economia circolare si basa sull’idea che si possa, e si debba, recuperare e valorizzare ciò che viene definito come scarto per ottenere nuovi prodotti. Qual è la differenza con il riciclo, direte voi? La differenza sta nell’intento inziale con cui vengono realizzati. Prodotti e servizi, infatti, sin dalla loro ideazione, contemplano una “vita” ulteriore rispetto al primo scopo per cui vengono costruiti.

Si tratta, quindi, di progettare massimizzando l’uso della materia, allungando i cicli di vita dei prodotti, avendo chiaro in mente che fine faranno le varie componenti, a chi potranno essere utili, quali nuovi prodotti nasceranno. Tutto questo in un’ottica di collaborazione con altre aziende, creando sistemi decentrati e connessi, utilizzando energie rinnovabili, assicurandosi che le varie componenti possano, se non essere riutilizzate, almeno tornare in maniera sicura a far parte della biosfera. Si parla di cradle to cradle: «dalla culla alla culla». Un ribaltamento, insomma, rispetto al modello «dalla culla alla tomba» cui siamo abituati, che ci porta ad immaginare il ciclo di vita dei prodotti come una parabola discendente che dalla nascita arriva alla morte sotto forma di rifiuti. L’obiettivo è trasformare la linea in un cerchio, che non si interrompa di colpo, ma continui a fluire e trasformarsi…

Continuate a leggere di economia circolare sul numero otto di ‘O Magazine.

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2018-11-28T12:12:01+00:00

Redazione

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