CR7 alla fiera della vanità

È l’uomo del momento. Da cento giorni alla Juventus e protagonista indiscusso delle cronache sportive ma non solo. Cristiano Ronaldo ci appare così. Un mostro di bravura e un’icona di bellezza. Eccolo qui CR7 alla fiera della vanità.

Perché oggi l’arte del pallone è anche quella del bell’apparire. Di sicuro è ancora scovare corridoi invisibili, calciare quel rigore in modo perfetto. Ma c’è altro: prendiamo proprio Cristiano Ronaldo. Rappresenta il bel gioco, ma anche la cura estrema del corpo.

Una volta era diverso. Eccome se era diverso. Eppure un giorno le cose potrebbero cambiare e così quel rettangolo di erba verde, dalla Serie A alla C, potrebbe tornare semplicemente ad ospitare ventidue giocatori e un pallone, cancellando per sempre i flash da selfie.

Tutto questo, e molto di più, nel numero sette di ‘O Magazine in un pezzo di Furio Zara, firma del Corriere dello Sport e conduttore della Domenica Sportiva Estate. Uno che le storie le sa raccontare e che ha di recente pubblicato Favole Mondiali, un libro magico con storie che ci toccano il cuore.

“…CR7 indossa tutti i giorni se stesso. Se ne compiace assai, e ci mancherebbe, mentre noi clicchiamo compulsivamente «mi piace» e lo facciamo ogni ora più ricco di quel che era un’ora prima. Un post del fuoriclasse portoghese vale fino a 750.000 dollari, chiedetevi ora se questa non è realtà simulata. Ma Cristiano non è un’anomalia, è più banalmente il capostipite di una batteria di colleghi che si è consegnata mani, piedi e ritocchino alle labbra alla dittatura di chi li vuole – siamo noi? davvero siamo noi? – belli a tutti i costi e a qualunque costo. Il Dante della Next Generation scriverebbe che «Fatti non foste a viver come bruti/ma per seguir Instagram e vostra demenza». Eppure c’è stato un tempo in cui il calciatore si concedeva persino il lusso di essere brutto. Rispolverare un vecchio album Panini e tornare a sfogliarlo – dita che sfrigolano di piacere – significa precipitare in un tempo antico, come il Marty Mc Fly di Ritorno al Futuro; vuol dire scivolare placidi in un’epoca di squadre che sembrano adunate di reduci. Mediani di sostegno con facce da braccianti, bruciacchiati da un sole maldestro e inopportuno mentre si offrono con orgoglio al fotografo di turno. Stopper di zigomo forte, colti dal flash della Canon come ladri in flagrante, mentre azzardano sorrisi che si aprono come ombrelli rotti. Portieri di riserva timidi e impacciati come cugini a certe comunioni, intristiti da tute pesantissime e senza nemmeno la consolazione di un buffet verso cui rifugiarsi, consapevoli di avere il destino tra le mani – sono portieri, no? – eppure incapaci di trovare una posa che li sollevi da tutta quella goffaggine. Bei tempi. Ma anche no. Rivera con i capelli alla playmobil, Zoff ingrugnito senza un perché, Mazzola allegramente stempiato, Burgnich che a vent’anni ne dimostra quaranta, Boninsegna distratto da qualcosa fuori campo, Domenghini arruffato nei capelli e nei pensieri. Si era tutti più ruspanti, in campo e sulla poltroncina dell’hair stylist, qualsiasi cosa voglia dire. C’era meno frenesia nel volersi specchiare da qualche parte per avere certificazione della propria esistenza. Capite? Benetti non si sarebbe mai lisciato le basette come un qualsiasi esterno d’attacco della serie C…”.

L’articolo completo sul numero otto di ‘O Magazine.

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2018-10-18T10:29:57+00:00

Redazione

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