Come l’acqua per i cinque stelle

Come l’acqua per i cinque stelle. L’avevamo previsto. Tutto scritto. Tutto raccontato in questo pezzo di Vittorio Macioce sul primo numero di ‘O Magazine, di cui sul nostro blog pubblichiamo una parte.

Il voto, finalmente, e poi è come uscire dalla messa, come se ci fossimo tolti un senso di colpa. Ma in Italia democrazie e rivoluzioni sono scritte sull’acqua e i vincitori non sanno come governare, mentre gli sconfitti non lasciano il passo.

La mattina c’era il sole, poi la pioggia e sembrava non dovesse smettere mai. Non un acquazzone, veniva giù lenta, metodica, a suo modo leggera, quasi non avesse fretta, come a dire: me ne starò qui per un bel po’ perché non ho altro da fare. All’inizio non ci si faceva caso. Qualcuno pessimista o previdente si limitava ad aprire l’ombrello, gli altri continuavano a intrattenersi davanti ai bar o a piccoli gruppi nelle piazze in questa domenica sospesa e inconsueta.

Si vota, finalmente, e poi è come uscire dalla messa, con quello stato d’animo di chi non sa perché si è tolto un senso di colpa, anche se non ci crede. Ognuno convinto non solo di aver fatto il proprio dovere, ma di aver dato il voto giusto, l’unico buono, l’unico salvifico, quello più onesto, più democratico, più urgente, più furbo, più saggio, più opportuno, più indignato, più cazzuto, più indispensabile, il solo con la dignità di voto e senza neppure salvare i peccatori che da quando Cristo è Cristo non sanno quello che fanno. In questa processione di teste rotonde, ormai pastorizzata dai dubbi, perfino quelli che si turano il naso giurano sulla madre di aver individuato nella lista di incapaci e impresentabili il “meno peggio”, ossia il male minore. Fuori da questa schiera restano solo i randagi, i divergenti, i democratici non praticanti, quelli a cui nessuno ha avuto voglia o coraggio di parlare e che loro, d’altra parte, non avevano voglia di ascoltare: per disincanto, perché raminghi, per ostinata aristocrazia, perché dispersi e perduti, perché perfino in questa domenica di marzo non avevano trovato un attimo libero per non lavorare.

Poi tutti a guardare la pioggia. Adesso non si poteva ignorare e, pergiovepluvio, cominciava pure a dare fastidio. Che è ‘sta pioggia? L’illuminazione, bagnata, è che c’entri qualcosa con il voto. Piove perché deve arrivare il governo. Piove come un messaggio dal cielo. Piove al posto dei sondaggi. Piove perché prima o poi ci sarà l’arcobaleno. Si alzano gli aruspici del “mi piace”, i sacerdoti delle alchimie parlamentari, i meteorologi della democrazia indiretta, i maratoneti del Circolo Pickwick, gli stessi a cui Dickens da sbronzo avrebbe volentieri sputato sulla testa, e ipotizzano, sentenziano, sacramentano, dottoreggiano. Va a finire che si creano vari schieramenti sull’interpretazione della pioggia. Ognuno fieramente barricato sulle proprie posizioni e ogni passo di compromesso viene segnalato come tradimento della volontà popolare, cioè della pioggia, ossia della vera natura dell’acqua.

C’è chi sostiene che quest’acqua sia acqua di rinnovamento, acqua chiara, di fonte e benedetta e stia venendo giù per lavare gli antichi peccati. Altri che sia acqua sporca, avvelenata, acqua di scarico, di viscere e di pancia. O che sia acqua di amalgama, che cementa e porta avanti, certificata dai protocolli dell’Europa, fortunata in fondo, seppure come sempre bisogna fare sacrifici. O invece acqua nera, che pure se la vedi innocua non lo è, perché dentro l’acqua c’è n’è altra che nasconde il putridume e i reflussi di un passato che sempre ritorna e avversarla non solo serve per stare all’erta, ma soprattutto per riconoscersi nell’anti fogna e sentirsi vivi. Insomma, non c’è verso di mettersi d’accordo. E guai a dire che l’acqua è l’acqua e sei bagnato perché piove. Crucifige o messo al bando. Non ti resta che mettere su De André e canticchiare Dolce nera. «Acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti. Acqua per fotografie, per cercare i complici da maledire. Acqua che stringe i fianchi, tonnara di passanti.

Acqua che ha fatto sera e adesso si ritira, bassa sfila tra la gente come un innocente che non c’entra niente».

2018-05-09T15:29:14+00:00

Redazione

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