Chi ha tradito la Sirenetta?

Ascesa e caduta dello scrittore danese nell’Inghilterra di Charles Dickens, suo amico e confidente. Improvvisamente, e senza alcuna spiegazione, l’artista inglese non risponderà più alle sue lettere. Un sodalizio che finisce, quasi un trauma. Le sue favole, che lo hanno reso immortale, saranno brutalmente mortificate da traduzioni fasulle. Opere che però resteranno scolpite nella storia.

Simonetta Caminiti ce ne parla nel numero sette di ‘O Magazine.

«Il tuo nome oggi è onoratissimo, in Inghilterra». È il luglio 1845 quando uno scrittore danese, all’età di quarant’anni, riceve questo biglietto dalla sua traduttrice inglese. Sgrana i suoi occhi di quel celeste polvere svagato, sfuggente, ma anche capace di cogliere le sfumature del mondo con una intensità insospettabile. Quel biglietto lo stringe nel palmo largo della sua mano, Hans Christian Andersen. L’Inghilterra vittoriana e i suoi salotti lo adorano, gli ha scritto Mary Howitt.

Nel Regno Unito, in effetti, hanno raggiunto l’apice del successo anche alcuni romanzi dello scrittore (oggi conosciuto solo per le sue fiabe): L’Improvvisatore, Il  violinista e O.T., tutti titoli tradotti da Mary quello stesso anno. Andersen sgambetta indeciso nel suo soggiorno, a Copenaghen: è già arrivato il momento di visitare di persona la bella Londra, come il suo editore inglese gli ha suggerito più volte? «Londra, con le sue giornate frenetiche. Londra, capitale della letteratura che più ha ispirato il mio cuore», si dice. E non è una industria letteraria qualsiasi, quella vittoriana, che la fortuna di tanti letterati sta decidendo.

Nel 1846, Hans Christian non ha ancora messo piede sulla nave che dalle sponde danesi lo condurrà in Inghilterra; in compenso, in Inghilterra, in quell’anno sbocciano anche le sue fiabe. È l’anno che tutto cambia. Avviene nel 1847, però, la prima visita di Andersen al prezioso “laboratorio” anglosassone che con tanto clamore ha accolto anche la sua ultima opera: La vera storia della mia vita. Andersen ha un lettore appassionato e a dir poco d’eccezione: Charles Dickens in persona. L’autore di David Copperfield, venuto a conoscenza della visita dello scrittore danese in Inghilterra, lo invita a colazione; ma una serie poco fortunata di congiunture, in questo primissimo viaggio sul suolo inglese, impedisce il loro incontro. È il 30 luglio quando in albergo, prima di ripartire per Copenaghen, Hans Christian trova una grande scatola contenente ben dodici opere di Dickens, e un biglietto riservato a lui: «Dal tuo amico, e grande ammiratore Charles».

Comincia così un carteggio intenso che durerà per dieci anni, cioè fino alla visita successiva, e molto più importante, dello scrittore di fiabe alla comunità vittoriana. È Richard Bentley, attuale editore di Andersen ed ex editore di Dickens, a favorire questo creativo e affettuoso scambio. Ma un altro, sempre epistolare, e dai toni cordiali, persevera tra Andersen e la sua traduttrice inglese Mary Howitt. Di chi si tratta, in sostanza?…

Per saperlo basta leggere il numero sette di ‘O Magazine.

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2018-10-24T13:12:40+00:00

Redazione

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