Balaton, il mare di un popolo spezzato

Balaton, il mare di un popolo spezzato. Sul lago Balaton, oggi fuori moda, arrostivano al sole i tedeschi dell’Est durante gli anni della guerra fredda.

Questo è un viaggio a ritroso tra spighe di grano e langos fritti che richiamavano l’illusione di una buona pizza napoletana, in quello che per molti rappresenta il Sud dell’Italia trapiantato più a oriente. In Ungheria. Quando centinaia di Trabant si metteva in viaggio sulla strada del sole, la Sonnenstrasse, la cortina di ferro divideva un popolo. E così questo luogo diventava un magico porto sicuro per le famiglie spezzate dal muro di Berlino.

Pierluigi Mennitti, giornalista e autore di straordinari reportage, racconta di questa parte di Ungheria nel numero 06 di ‘O Magazine.

Una terra che appare lontana ma che non è poi così distante dall’Italia. Una terra per tanto tempo divisa.

«Gente tosta, gli ungheresi, orgogliosa e testarda, che si era guadagnata i galloni di popolo ribelle nella rivoluzione del 1956: i carri armati sovietici avevano ristabilito l’ordine ma qualcosa di quello spirito insubordinato si rifletteva ancora nel carattere degli uomini e nella gradazione del vino rosso. Per chi era abituato al cupo grigiore di Berlino Est e poteva sfuggire alle vacanze di rito nelle colonie del Brandeburgo o del freddo Baltico, il richiamo dei caffè all’aperto, delle nenie dei violini gitani, dei sapori forti della paprika o delle frescure delle angurie rosse appariva irresistibile. Una scorta di buon umore e sorrisi da consumare lentamente nel letargo invernale della Ddr. E poi gli incontri con i fratelli separati dell’Ovest, alla luce del sole, senza troppi timori di sguardi sospettosi o punizioni. Gli spioni della Stasi non mancavano, spediti con il loro armamentario da 007 dal regime che tollerava ma non troppo quella imbarazzante contiguità col nemico di classe, ma in quell’euforia estiva facevano meno paura. I tedeschi ricchi come vicini di roulotte o di stanza, fiammanti Mercedes parcheggiate accanto alle piccole Trabant, uno scambio di riviste, un’occhiata furtiva a Spiegel o a Stern, un giro assieme in barca e una tavolata comune a ristorante, nonostante l’impaccio finale al momento del conto. Perché di anno in anno il marco occidentale pesava sempre di più e scavava solchi profondi».

Da leggere e da guardare, con bellissime fotografie, sul numero 06 di ‘O Magazine.

2018-09-07T15:26:24+00:00

Redazione

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